{"id":32859,"date":"2022-03-15T10:45:47","date_gmt":"2022-03-15T10:45:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoo.com\/it\/?p=32859"},"modified":"2024-10-21T12:57:24","modified_gmt":"2024-10-21T12:57:24","slug":"dimissioni-ecco-di-chi-ha-detto-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoo.com\/it\/dimissioni-ecco-di-chi-ha-detto-basta\/","title":{"rendered":"DIMISSIONI: ECCO DI CHI HA DETTO &#8220;BASTA&#8221;!"},"content":{"rendered":"\n[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; da_is_popup=&#8221;off&#8221; da_exit_intent=&#8221;off&#8221; da_has_close=&#8221;on&#8221; da_alt_close=&#8221;off&#8221; da_dark_close=&#8221;off&#8221; da_not_modal=&#8221;on&#8221; da_is_singular=&#8221;off&#8221; da_with_loader=&#8221;off&#8221; da_has_shadow=&#8221;on&#8221; da_disable_devices=&#8221;off|off|off&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text admin_label=&#8221;Text&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<h2>Ad uscire dalle aziende italiane sono stati prevalentemente uomini diplomati e laureati con un contratto a tempo determinato e lavori poco qualificati.<\/h2>\n<p>A dirlo \u00e8 un\u2019analisi attenta fatta confrontando i dati delle comunicazioni obbligatorie rilasciate dal ministero del Lavoro del terzo trimestre del 2021 con quelli del 2019.Stando agli ultimi dati forniti dal <strong>Ministero del Lavoro<\/strong>, in Italia sono un milione e 81 mila i dipendenti che nei primi nove mesi del 2021 hanno deciso di lasciare volontariamente il lavoro e, secondo la <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/company\/fondazione-studi-consulenti-del-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondazione Studi Consulenti del Lavoro<\/a>, quasi uno su due, dopo aver rassegnato le <strong>dimissioni<\/strong>, non ha pi\u00f9 un <strong>contratto attivo<\/strong> perch\u00e9 \u00e8 alla <strong><a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/cat-blog\/costruire-e-ricostruire-la-propria-carriera-la-storia-di-massimo-membrini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ricerca di un\u2019altra occupazione<\/a><\/strong>, per aver deciso di avviare un\u2019attivit\u00e0 in proprio o per scelte di vita diverse.<\/p>\n<p>Numeri che confermano l\u2019arrivo dell\u2019onda lunga della <strong>Great resignation<\/strong> anche nel nostro Paese, seppur con caratteristiche diverse rispetto a quanto sta accadendo nei Paesi anglosassoni.<\/p>\n<h3><strong>Chi si dimette in Italia<\/strong><\/h3>\n<p>Disegnare un <strong>profilo dettagliato<\/strong> e <strong>definitivo<\/strong> del fenomeno al momento non \u00e8 semplice, data la liquidit\u00e0 del quadro di riferimento, ma analizzando il campione rappresentativo di comunicazioni obbligatorie rilasciato dal ministero del Lavoro per motivi di ricerca, <strong>Francesco Armillei<\/strong>, Assistente di ricerca presso il Suntory and Toyota International Centres for Economics and Related Disciplines (STICERD) della London School of Economics e socio del think-tank Tortuga, \u00e8 arrivato a risultati interessanti e utili per delineare le caratteristiche del <strong>fenomeno<\/strong> nel nostro Paese.<\/p>\n<h3><strong>Ad andarsene sono stati pi\u00f9 uomini che donne<\/strong><\/h3>\n<p>Confrontando i dati di chi si \u00e8 dimesso nel secondo e terzo trimestre del 2021 e chi lo ha fatto nello stesso periodo del 2019 \u00e8 emerso, infatti, che a uscire dalle aziende nazionali sono stati prevalentemente <strong>uomini<\/strong> nelle fasce di et\u00e0 50-64 anni e 30-39 anni, laureati o diplomati.Se poi si va a vedere che tipo di contratto avevano, ci si rende conto che il numero pi\u00f9 considerevole di uscite ha coinvolto persone con un <strong>contratto di lavoro a tempo determinato<\/strong>, cresciute di oltre il 20%. Una fetta che pesa per oltre la met\u00e0 del totale, mentre quelle con un <strong>contratto a tempo indeterminato<\/strong> sono aumentate solo del 9%.<\/p>\n<p><strong>I settori che hanno registrato il pi\u00f9 alto numero di uscite<\/strong><\/p>\n<p>Interessante anche <strong>l\u2019analisi delle variazioni<\/strong> rispetto al settore lavorativo di appartenenza dei <strong>lavoratori dimissionari<\/strong>, che vede il comparto delle <strong>costruzioni<\/strong> in testa con una crescita del 52% di dimissioni e che da solo spiega il 28% dell\u2019aumento totale. Seguono poi il settore <strong>manifatturiero<\/strong> e quello della <strong>sanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>I ruoli ricoperti? La categoria pi\u00f9 rilevante \u00e8 quella delle <strong>professioni non qualificate<\/strong>, seguita da quella degli artigiani e operai specializzati.<\/p>\n<p>Dati che delineano un profilo diverso da quello da molti indicato finora. In Italia i <strong>dimissionari<\/strong> sono quindi prevalentemente persone con <strong>profili poco qualificati<\/strong> e un <strong>contratto a tempo determinato<\/strong>. E non si tratta affatto di un fenomeno che riguarda solo i giovani. Il quadro emerso dagli studi di Armillei e pubblicato interamente su <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lavoce.info<\/a>, \u00e8 molto pi\u00f9 sfaccettato e, come detto sopra, in divenire.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 cambiato davvero il concetto di carriera e successo?<\/strong><\/p>\n<p>E anche sul cambiamento del concetto di carriera e successo c\u2019\u00e8 qualcosa da dire come spiega\u00a0<strong>Silvia Bagdadli<\/strong>, professore di Organizzazione aziendale all\u2019Universit\u00e0 Bocconi e direttrice nello stesso ateneo del Master in Organizzazione e Personale (MasterOP).<\/p>\n<blockquote>\n<p>Fin dagli Anni \u201890 studi in materia hanno evidenziato l\u2019esistenza di un <strong>doppio concetto di carriera<\/strong>. Uno <strong>oggettivo<\/strong> misurabile per esempio con il livello di stipendio, la posizione nella gerarchia aziendale, il numero di persone che si coordinano etc..<\/p>\n<p>E uno pi\u00f9 <strong>soggettivo<\/strong>, basato sul livello di <strong>soddisfazione<\/strong> in generale per la propria carriera e che pu\u00f2 ricomprendere dimensioni come il <a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/cat-blog\/work-life-balance-cosa-vuol-dire-lavorare-sul-proprio-equilibrio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>work life balance<\/strong><\/a>, la possibilit\u00e0 di <strong>formarsi in continuazione<\/strong>, lo svolgere un lavoro che abbia un <strong>impatto positivo<\/strong> sulla societ\u00e0, l\u2019avere relazioni positive con i colleghi etc..<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Indubbiamente\u00a0 la pandemia, con tutti i suoi lockdown, ha costretto le persone a <strong>fermarsi<\/strong> e a <strong>riflettere<\/strong> sulla loro vita, privata e professionale, sui loro obiettivi, su chi sono e dove vogliono andare. In poche parole sul <strong>senso del lavoro<\/strong>.<\/p>\n<blockquote>\n<p>E molti hanno concluso che il <strong>successo professionale<\/strong> consiste nell\u2019essere soddisfatti di quello che si fa, nel trovare la felicit\u00e0 nella loro vita. Per alcuni questo coincide con la professione di sempre, per altri evidentemente no,<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>prosegue Bagdadli. Da qui il fenomeno della <strong>Great Resignation<\/strong> in tutto il mondo anche se con caratteristiche diverse Paese per Paese e con motivazioni differenti anche in base alla fascia d\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Per i giovani la carriera \u00e8 un viaggio dentro s\u00e9 stessi\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>Nel caso dei <strong>giovani<\/strong>, per esempio, molta responsabilit\u00e0 ce l\u2019ha il mercato del lavoro e la sua precariet\u00e0. Dopo anni di frustrazioni e ambizioni infrante,\u00a0di contratti a tempo, le nuove generazioni oggi guardano con malessere alle posizioni lavorative stabili e magari prestigiose ma di scarso <strong>impatto sociale<\/strong>.<\/p>\n<p>Per loro il <strong>concetto di successo<\/strong> non \u00e8 avere la casa in centro o essere proprietari di un\u2019auto costosa, ma piuttosto sta nel trovare s\u00e9 stessi. Nell\u2019avere un lavoro che soddisfi le loro <strong>passioni<\/strong>, i loro <strong>interessi<\/strong>. E per questo sono disposti anche a <strong>cambiare occupazione<\/strong> spesso.\u00abMa va detto che molti dei giovani che si interrogano sul senso del lavoro, sono quelli cui \u00e8 negato l\u2019accesso a <strong>occupazioni stabili<\/strong>\u00bb, precisa Bagdadli.<\/p>\n<blockquote>\n<p>Cos\u00ec, non potendo accedere a certe carriere, molti vanno all\u2019estero, altri cambiano completamente ambito lavorativo ed altri ancora decidono di avviare attivit\u00e0 in proprio. Tra chi consegue una laurea che offre <strong>ampie opportunit\u00e0 lavorative<\/strong>, invece, coloro che scelgono una <strong>carriera \u201ctradizionale\u201d<\/strong> sono ancora numerosi.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>Cinquantenni alla ricerca del senso perduto<\/strong><\/p>\n<p>E gli <strong>over50<\/strong>? Anche i senior, che hanno fatto tesoro di quanto successo durante i Lockdown e non intendono pi\u00f9 tornare al passato, sono sempre pi\u00f9 alla ricerca di quello che gli anglosassoni chiamano <strong>purpose<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi, in questa fascia di et\u00e0, le schiere di coloro che puntano a un <a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/cat-blog\/il-wellbeing-la-nuova-frontiera-del-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>miglior equilibrio<\/strong><\/a> tra vita lavorativa e professionale sono sempre pi\u00f9 folte. Non importa guadagnare meno purch\u00e9 si raggiunga una miglior qualit\u00e0 della vita. Dopotutto tra gli insegnamenti lasciati dalla pandemia c\u2019\u00e8 la <strong>consapevolezza<\/strong> che negli anni ci siamo circondati di cose superflue di cui possiamo serenamente fare a meno.<\/p>\n<p>E non \u00e8 un caso che di questi tempi, in Europa e in tutto l\u2019Occidente, si stia diffondendo a macchia d\u2019olio un particolare termine giapponese: <strong>Ikigai<\/strong>; non ha una traduzione precisa, ma in sintesi significa la ragione per cui una persona si alza alla mattina; ci\u00f2 che rende la <strong>vita degna<\/strong> di essere vissuta. E con l&#8217;allungarsi dell\u2019<strong>et\u00e0 pensionabile<\/strong>, trovare il proprio Ikigai sul lavoro (e non solo) diventa fondamentale. Tanto che per rispondere a questa esigenza in Giappone stanno nascendo addirittura centri ad hoc.<\/p>\n<p><strong>Guai a guardare solo al breve periodo<\/strong><\/p>\n<p>Sia chiaro, il fenomeno \u00e8 di quelli da studiare e da tenere monitorati, ma resta circoscritto anche perch\u00e9, come ha giustamente osservato in un articolo pubblicato sul sito della della Bbc, <strong>Anat Lechner<\/strong>, professoressa associata di gestione e organizzazioni alla NYU Stern School of business: \u00abLa maggior parte dei lavoratori non pu\u00f2 permettersi di fare un passo indietro perch\u00e9 deve preoccuparsi di mettere il cibo in tavola ogni giorno e pagare le bollette a fine mese\u00bb.<\/p>\n<p>E poi se la scelta si dovesse protrarre per un lungo periodo, potrebbe anche avere conseguenze di un certo peso. Soprattutto fra i giovani. \u00abC\u2019\u00e8 il rischio che qualcuno sia troppo concentrato sul proprio benessere a breve termine da non rendersi conto che nulla pu\u00f2 sostituire il duro lavoro quando si tratta di vivere comodamente fino alla vecchiaia e di sostenere una famiglia\u00bb, aggiunge Lechner.<\/p>\n<div class=\"column-text \">\n<p>Le prime avvisaglie all\u2019estero, dove il fenomeno della <strong>Grande rassegnazione<\/strong> \u00e8 in atto da pi\u00f9 tempo rispetto all\u2019Italia, gi\u00e0 ci sono. Nel Regno Unito, per esempio, una ricerca firmata da <strong>Royal London<\/strong>, societ\u00e0 di servizi finanziari, ha evidenziato che il 40% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha ridotto i contributi pensionistici durante la pandemia o ha smesso del tutto di versare <strong>contributi<\/strong>, anche se l&#8217;aspettativa di vita continua ad aumentare in gran parte del mondo occidentale.<\/p>\n<p>Dunque, ricalibrare la nostra comprensione di cosa significhino <strong>ambizione<\/strong> e <strong>successo professionale<\/strong> a favore della salvaguardia della salute e del benessere pu\u00f2 senza dubbio avere dei vantaggi, ma ogni decisione che prendiamo deve essere pratica e non deve mettere a repentaglio il nostro futuro.<\/p>\n<p><strong>Alle aziende il compito della retention<\/strong><\/p>\n<p>E <strong>grande equilibrio<\/strong> lo devono dimostrare anche le aziende. \u00abSe le persone talentuose escono dalle <strong>organizzazioni<\/strong> \u00e8 chiaro che qualcosa non funziona e che va ripensata la <strong>politica di engagement<\/strong> delle risorse umane nonch\u00e9 l\u2019organizzazione del lavoro stessa\u00bb, interviene Bagdadli.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che le imprese pi\u00f9 attente abbiano da tempo iniziato a ragionare sui temi del <strong>purpose<\/strong>, del <strong>lavoro ibrido<\/strong>, dell\u2019importanza di lavorare e retribuire sulla base di <strong>obiettivi raggiunti<\/strong> e non pi\u00f9 sulla base del tempo passato in ufficio.<br \/>\u00abLe aziende devono iniziare a chiedersi quale valore pu\u00f2 trarre una persona dal lavorare per loro al di l\u00e0 del pacchetto di compensi e benefit offerto\u00bb, ha detto sempre alla Bbc <strong>Nicholas Pearce<\/strong>, professore alla Kellogg School of Management della Northwestern University in Usa.<\/p>\n<p>\u00abQuelle imprese che saranno capaci di rispondere in maniera chiara e convincente a questa domanda saranno in grado di attrarre e trattenere pi\u00f9 persone\u00bb. Gi\u00e0 perch\u00e9 solo conoscendo il traguardo che ha in mente chi lascia, le imprese potranno mettersi nelle condizioni di trattenere le persone e percorrere convintamente la strada del <strong>lavoro sostenibile<\/strong>.<\/p>\n<\/div>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad uscire dalle aziende italiane sono stati prevalentemente uomini diplomati e laureati con un contratto a tempo determinato e lavori poco qualificati. 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Una fetta che pesa per oltre la met\u00e0 del totale, mentre quelle con un <strong>contratto a tempo indeterminato<\/strong> sono aumentate solo del 9%.\n\n<strong>I settori che hanno registrato il pi\u00f9 alto numero di uscite<\/strong>\n\nInteressante anche <strong>l\u2019analisi delle variazioni<\/strong> rispetto al settore lavorativo di appartenenza dei <strong>lavoratori dimissionari<\/strong>, che vede il comparto delle <strong>costruzioni<\/strong> in testa con una crescita del 52% di dimissioni e che da solo spiega il 28% dell\u2019aumento totale. Seguono poi il settore <strong>manifatturiero<\/strong> e quello della <strong>sanit\u00e0<\/strong>.\n\nI ruoli ricoperti? La categoria pi\u00f9 rilevante \u00e8 quella delle <strong>professioni non qualificate<\/strong>, seguita da quella degli artigiani e operai specializzati.\n\nDati che delineano un profilo diverso da quello da molti indicato finora. In Italia i <strong>dimissionari<\/strong> sono quindi prevalentemente persone con <strong>profili poco qualificati<\/strong> e un <strong>contratto a tempo determinato<\/strong>. E non si tratta affatto di un fenomeno che riguarda solo i giovani. 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In poche parole sul <strong>senso del lavoro<\/strong>.\n<blockquote>E molti hanno concluso che il <strong>successo professionale<\/strong> consiste nell\u2019essere soddisfatti di quello che si fa, nel trovare la felicit\u00e0 nella loro vita. Per alcuni questo coincide con la professione di sempre, per altri evidentemente no,<\/blockquote>\nprosegue Bagdadli. Da qui il fenomeno della <strong>Great Resignation<\/strong> in tutto il mondo anche se con caratteristiche diverse Paese per Paese e con motivazioni differenti anche in base alla fascia d\u2019et\u00e0.\n\n<strong>Per i giovani la carriera \u00e8 un viaggio dentro s\u00e9 stessi\u00a0 <\/strong>\n\nNel caso dei <strong>giovani<\/strong>, per esempio, molta responsabilit\u00e0 ce l\u2019ha il mercato del lavoro e la sua precariet\u00e0. Dopo anni di frustrazioni e ambizioni infrante,\u00a0di contratti a tempo, le nuove generazioni oggi guardano con malessere alle posizioni lavorative stabili e magari prestigiose ma di scarso <strong>impatto sociale<\/strong>.\n\nPer loro il <strong>concetto di successo<\/strong> non \u00e8 avere la casa in centro o essere proprietari di un\u2019auto costosa, ma piuttosto sta nel trovare s\u00e9 stessi. Nell\u2019avere un lavoro che soddisfi le loro <strong>passioni<\/strong>, i loro <strong>interessi<\/strong>. E per questo sono disposti anche a <strong>cambiare occupazione<\/strong> spesso.\u00abMa va detto che molti dei giovani che si interrogano sul senso del lavoro, sono quelli cui \u00e8 negato l\u2019accesso a <strong>occupazioni stabili<\/strong>\u00bb, precisa Bagdadli.\n<blockquote>Cos\u00ec, non potendo accedere a certe carriere, molti vanno all\u2019estero, altri cambiano completamente ambito lavorativo ed altri ancora decidono di avviare attivit\u00e0 in proprio. Tra chi consegue una laurea che offre <strong>ampie opportunit\u00e0 lavorative<\/strong>, invece, coloro che scelgono una <strong>carriera \u201ctradizionale\u201d<\/strong> sono ancora numerosi.<\/blockquote>\n<strong>Cinquantenni alla ricerca del senso perduto<\/strong>\n\nE gli <strong>over50<\/strong>? Anche i senior, che hanno fatto tesoro di quanto successo durante i Lockdown e non intendono pi\u00f9 tornare al passato, sono sempre pi\u00f9 alla ricerca di quello che gli anglosassoni chiamano <strong>purpose<\/strong>.\n\nOggi, in questa fascia di et\u00e0, le schiere di coloro che puntano a un <a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/cat-blog\/il-wellbeing-la-nuova-frontiera-del-lavoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>miglior equilibrio<\/strong><\/a> tra vita lavorativa e professionale sono sempre pi\u00f9 folte. Non importa guadagnare meno purch\u00e9 si raggiunga una miglior qualit\u00e0 della vita. Dopotutto tra gli insegnamenti lasciati dalla pandemia c\u2019\u00e8 la <strong>consapevolezza<\/strong> che negli anni ci siamo circondati di cose superflue di cui possiamo serenamente fare a meno.\n\nE non \u00e8 un caso che di questi tempi, in Europa e in tutto l\u2019Occidente, si stia diffondendo a macchia d\u2019olio un particolare termine giapponese: <strong>Ikigai<\/strong>; non ha una traduzione precisa, ma in sintesi significa la ragione per cui una persona si alza alla mattina; ci\u00f2 che rende la <strong>vita degna<\/strong> di essere vissuta. E con l'allungarsi dell\u2019<strong>et\u00e0 pensionabile<\/strong>, trovare il proprio Ikigai sul lavoro (e non solo) diventa fondamentale. Tanto che per rispondere a questa esigenza in Giappone stanno nascendo addirittura centri ad hoc.\n\n<strong>Guai a guardare solo al breve periodo<\/strong>\n\nSia chiaro, il fenomeno \u00e8 di quelli da studiare e da tenere monitorati, ma resta circoscritto anche perch\u00e9, come ha giustamente osservato in un articolo pubblicato sul sito della della Bbc, <strong>Anat Lechner<\/strong>, professoressa associata di gestione e organizzazioni alla NYU Stern School of business: \u00abLa maggior parte dei lavoratori non pu\u00f2 permettersi di fare un passo indietro perch\u00e9 deve preoccuparsi di mettere il cibo in tavola ogni giorno e pagare le bollette a fine mese\u00bb.\n\nE poi se la scelta si dovesse protrarre per un lungo periodo, potrebbe anche avere conseguenze di un certo peso. Soprattutto fra i giovani. \u00abC\u2019\u00e8 il rischio che qualcuno sia troppo concentrato sul proprio benessere a breve termine da non rendersi conto che nulla pu\u00f2 sostituire il duro lavoro quando si tratta di vivere comodamente fino alla vecchiaia e di sostenere una famiglia\u00bb, aggiunge Lechner.\n<div class=\"column-text \">\n\nLe prime avvisaglie all\u2019estero, dove il fenomeno della <strong>Grande rassegnazione<\/strong> \u00e8 in atto da pi\u00f9 tempo rispetto all\u2019Italia, gi\u00e0 ci sono. Nel Regno Unito, per esempio, una ricerca firmata da <strong>Royal London<\/strong>, societ\u00e0 di servizi finanziari, ha evidenziato che il 40% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha ridotto i contributi pensionistici durante la pandemia o ha smesso del tutto di versare <strong>contributi<\/strong>, anche se l'aspettativa di vita continua ad aumentare in gran parte del mondo occidentale.\n\nDunque, ricalibrare la nostra comprensione di cosa significhino <strong>ambizione<\/strong> e <strong>successo professionale<\/strong> a favore della salvaguardia della salute e del benessere pu\u00f2 senza dubbio avere dei vantaggi, ma ogni decisione che prendiamo deve essere pratica e non deve mettere a repentaglio il nostro futuro.\n\n<strong>Alle aziende il compito della retention<\/strong>\n\nE <strong>grande equilibrio<\/strong> lo devono dimostrare anche le aziende. \u00abSe le persone talentuose escono dalle <strong>organizzazioni<\/strong> \u00e8 chiaro che qualcosa non funziona e che va ripensata la <strong>politica di engagement<\/strong> delle risorse umane nonch\u00e9 l\u2019organizzazione del lavoro stessa\u00bb, interviene Bagdadli.\n\nNon \u00e8 un caso che le imprese pi\u00f9 attente abbiano da tempo iniziato a ragionare sui temi del <strong>purpose<\/strong>, del <strong>lavoro ibrido<\/strong>, dell\u2019importanza di lavorare e retribuire sulla base di <strong>obiettivi raggiunti<\/strong> e non pi\u00f9 sulla base del tempo passato in ufficio.\n\u00abLe aziende devono iniziare a chiedersi quale valore pu\u00f2 trarre una persona dal lavorare per loro al di l\u00e0 del pacchetto di compensi e benefit offerto\u00bb, ha detto sempre alla Bbc <strong>Nicholas Pearce<\/strong>, professore alla Kellogg School of Management della Northwestern University in Usa.\n\n\u00abQuelle imprese che saranno capaci di rispondere in maniera chiara e convincente a questa domanda saranno in grado di attrarre e trattenere pi\u00f9 persone\u00bb. Gi\u00e0 perch\u00e9 solo conoscendo il traguardo che ha in mente chi lascia, le imprese potranno mettersi nelle condizioni di trattenere le persone e percorrere convintamente la strada del <strong>lavoro sostenibile<\/strong>.\n\n<\/div>\n[\/vc_column][\/vc_row]","_et_gb_content_width":"","footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[14,24],"tags":[330,318,331,259],"class_list":["post-32859","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cat-blog","category-cambiare-lavoro","tag-dimissioni-dal-posto-di-lavoro","tag-dimissioni-volontarie","tag-great-resignation","tag-work-life-balance"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>DIMISSIONI: ECCO DI CHI HA DETTO &quot;BASTA&quot;! - INTOO Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Ad uscire dalle aziende italiane sono stati soprattutto diplomati e laureati con un contratto a tempo determinato e lavori poco qualificati.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/dimissioni-ecco-di-chi-ha-detto-basta\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"DIMISSIONI: ECCO DI CHI HA DETTO &quot;BASTA&quot;! 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