{"id":41776,"date":"2023-03-06T16:03:25","date_gmt":"2023-03-06T16:03:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.intoo.com\/it\/?p=41776"},"modified":"2024-10-14T15:40:35","modified_gmt":"2024-10-14T15:40:35","slug":"lavoro-femminile-meno-diversity-washing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoo.com\/it\/lavoro-femminile-meno-diversity-washing\/","title":{"rendered":"LAVORO FEMMINILE: MENO DIVERSITY WASHING, PI\u00d9 FATTI"},"content":{"rendered":"\n[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; da_is_popup=&#8221;off&#8221; da_exit_intent=&#8221;off&#8221; da_has_close=&#8221;on&#8221; da_alt_close=&#8221;off&#8221; da_dark_close=&#8221;off&#8221; da_not_modal=&#8221;on&#8221; da_is_singular=&#8221;off&#8221; da_with_loader=&#8221;off&#8221; da_has_shadow=&#8221;on&#8221; da_disable_devices=&#8221;off|off|off&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text admin_label=&#8221;Text&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<h2>Occupazione femminile, diversity&amp;inclusion, gender gap<\/h2>\n<p>Termini che riempiono la letteratura di management e i media in generale quasi tutti i giorni. Risultati: pochi, pochissimi. Per rendersene conto basta dare un\u2019occhiata ai numeri dell\u2019ultimo rapporto Istat in base al quale su <strong>334mila<\/strong> occupati in pi\u00f9 registrati in un anno (dicembre 2021 vs 2022): <strong>296mila<\/strong> sono <strong>uomini<\/strong> (oltre l\u201988%) e solo <strong>38mila<\/strong> le <strong>donne<\/strong>. Con una percentuale <strong>occupazione femminile <\/strong>che si attesta al 51,3%, ovvero un misero 0,5% in pi\u00f9 rispetto a un anno prima.<\/p>\n<p>Se poi si entra in profondit\u00e0 e si fa a vedere il tasso di occupazione delle donne con figli, la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 desolante. A fotografarla ci ha pensato<strong> Save The Children<\/strong> con il suo report\u00a0<em>Le Equilibriste<\/em>. Lo scatto evidenzia che, sempre nel 2022,\u00a0in Italia quasi una mamma su due non ha un lavoro e si dedica unicamente alla famiglia: il <strong>42,6%<\/strong> di quelle tra i 25 e i 54 anni non \u00e8 occupata e il <strong>39,2%<\/strong> delle donne con 2 o pi\u00f9 figli minori \u00e8 in contratto part-time. Mentre le mamme che a fatica si destreggiano tra lavoro e famiglia sono circa 6 milioni. Un gruppo, come si legge sul report \u00ab<em>alla continua ricerca di un equilibrio tra vita familiare e lavorativa, spesso senza supporto e con un carico di cura importante, aggravato negli ultimi anni a causa della pandemia<\/em>\u00bb.<\/p>\n<h2>Diversity e lavoro femminile: meno retorica pi\u00f9 fatti<\/h2>\n<p>Al netto della retorica sulla <a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/cat-blog\/donne-e-lavoro-la-parita-di-genere-e-ancora-un-miraggio\/\"><strong>parit\u00e0 di genere<\/strong><\/a>, destinata a restare ancora per lungo tempo un sogno, \u00a0\u00e8 il caso di prendere finalmente coscienza del fatto che le donne, pur avendo tutte le competenze per ricoprire qualsiasi ruolo professionale, si trovano a dover fare i conti anche con altri impegni che sono quelli legati alla cura dei figli, della casa e talvolta anche dei genitori anziani.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Non \u00e8 vero che le donne possono avere tutto: carriera, famiglia, figli<\/em>\u00bb, ha scritto nel suo libro <em>Unfinished Business. Women, Men, Work, Family<\/em> <strong>Anne Marie Slaughter<\/strong>, che una decina di anni fa lasci\u00f2 il suo incarico di direttore della pianificazione politica presso il Dipartimento di Stato degli Usa per occuparsi del figlio adolescente. E non certo per mancanza di capacit\u00e0, passione, dedizione, piuttosto per mancanza di un vero bilanciamento tra vita e lavoro e per l\u2019assenza di una giusta flessibilit\u00e0 organizzativa all&#8217;interno delle imprese.<\/p>\n<h2>Lavoro femminile, partiamo dalle piccole cose<\/h2>\n<p>Smettiamola, quindi, di parlare dei massimi sistemi e partiamo dalla volont\u00e0 delle aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, di trattenere, ingaggiare e supportare le risorse femminili. Concetti che, a parole, le imprese hanno assimilato, ma che poi, tra le loro mura, spesso si sciolgono come neve al sole con un desolante impatto zero sul divario di genere. A confermarlo \u00e8 una recente indagine di <strong>Viewpoint<\/strong>\u00a0in base alla quale il\u00a0<strong>60%<\/strong> delle imprese si dicono convinte che i temi della <strong>diversity\u00a0<\/strong>e dell\u2019inclusione\u00a0aiutano a ottenere migliori risultati, ma solo il\u00a0<strong>32%<\/strong> lo ritiene un aspetto critico per il core business. Non solo. Meno di un&#8217;organizzazione su 3 ha definito una politica a livello aziendale e circa la met\u00e0 (51,9%) ha limitato la propria politica a un&#8217;iniziativa pilota o singola, il che indica una concentrazione su azioni specifiche piuttosto che su un approccio aziendale globale.<\/p>\n<h2>Moms@work e Women4, due strumenti per le aziende<\/h2>\n<p>Eppure, non sono necessarie rivoluzioni, bastano corrette scelte di <strong>people management<\/strong>, come pu\u00f2 essere il programma <a href=\"https:\/\/www.intoo.com\/it\/per-le-aziende\/supporto-alla-genitorialita\/\"><strong>Moms@work<\/strong><\/a>\u00a0di <strong>Intoo<\/strong>, nato per supportare il reinserimento in azienda delle neomamme dopo il periodo di maternit\u00e0. L\u2019obiettivo del percorso \u00e8 quello di\u00a0rendere consapevole la persona\u00a0rispetto alle competenze che possiede e a quelle generate dall\u2019esperienza della gravidanza come: la capacit\u00e0 di delega, resilienza, ascolto attivo, pianificazione, che poi sono anche\u00a0tra quelle che oggi le aziende richiedono maggiormente.<\/p>\n<p>Un secondo aspetto interessante, per aziende e neomamme, previsto dal programma \u00e8 la\u00a0possibilit\u00e0 di chiarire gli obiettivi\u00a0e comprendere come ritrovare in azienda una posizione pi\u00f9 adatta alle nuove esigenze delle lavoratrici mamme e alla valorizzazione delle loro <strong>qualit\u00e0<\/strong>. Supportate in questa direzione le donne sono in grado di fare una scelta consapevole che consente loro di non cadere nel dilemma lavoro o casa che ancora troppo spesso sono costrette a porsi.<\/p>\n<h2>Genitorialit\u00e0, serve un cambio culturale<\/h2>\n<p>E poi, certo, serve un <strong>cambio culturale<\/strong>, un diverso concetto di <strong>genitorialit\u00e0<\/strong> un riequilibrio dei compiti di cura tra i membri della coppia, con un maggiore coinvolgimento dei padri. Azione che deve partire prima di tutto dalle donne stesse.\u00a0Come dice la Slaughter nel suo libro: \u00ab<em>Let it go\u00a0deve diventare il nuovo mantra per le donne che vogliono coinvolgere i mariti nella gestione dei figli e della casa, costruendo una maggiore parit\u00e0<\/em>\u00bb. Ma sul tema della <strong>genitorialit\u00e0<\/strong> anche i padri e i manager delle aziende devono essere coinvolti se si vuole accelerare sul fronte dei risultati.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il programma <strong>Moms@work<\/strong> includa anche i dirigenti aziendali e da qualche tempo a questa parte \u00e8 stato aperto anche ai padri. Sensibilizzare e allineare i capi su questo modo di affrontare la maternit\u00e0 da parte dell\u2019azienda, infatti \u00e8 essenziale per riorganizzare il modo di lavorare in funzione delle esigenze delle mamme e dei neogenitori in generale. E il valore aggiunto di questo programma sta proprio nel fatto che le persone sono invitate a condividere idee, preoccupazioni e proposte in modo tale che ogni azienda trovi il proprio modello e che i manager abbiano negli incontri un momento di scambio e di confronto e di co-costruzione a cui oggi si pone sempre pi\u00f9 attenzione.<\/p>\n<p>Con obiettivi diversi ma ugualmente posizionante lato B2B \u00e8 anche il progetto <a href=\"https:\/\/women4.gigroup.it\/\"><strong>Women4<\/strong><\/a>, powered by\u00a0<strong>Gi Group<\/strong>, nato per favorire l\u2019<strong>Employability delle donne<\/strong>, soprattutto in quei settori generalmente preclusi alle donne come ad esempio Logistica, Meccanica, ICT, nonch\u00e9 tutto l\u2019universo STEM.<\/p>\n<h2>Andiamo oltre le promesse<\/h2>\n<p>Per recuperare terreno sul fronte <strong>donne\/lavoro<\/strong> occorre andare oltre la filosofia e la letteratura, oltre le promesse, oltre le quote rosa. Come ha scritto sulle pagine di <em>Avvenire <\/em><strong>Mariolina Ceriotti Migliarese<\/strong>, psicoterapeuta e autrice del libro <em>Padri e figli. I sentieri della paternit\u00e0<\/em><em>, <\/em>dobbiamo iniziare \u00ab<em>una strada che accompagni tutti, uomini e donne insieme, alla libert\u00e0 di scegliere ciascuno la propria strada, secondo la propria natura, secondo il proprio vero desiderio, che nell\u2019uomo e nella donna seguono quasi sempre tempi e modi diversi. Una strada in cui affetti e professione non si contrappongano necessariamente<\/em>\u00bb. Riuscire a mettere in fila questi passi significa lavorare anche per incrementare il valore economico delle nostre aziende e della nostra economia in generale.<\/p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occupazione femminile, diversity&amp;inclusion, gender gap Termini che riempiono la letteratura di management e i media in generale quasi tutti i giorni. Risultati: pochi, pochissimi. 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Con una percentuale <strong>occupazione femminile <\/strong>che si attesta al 51,3%, ovvero un misero 0,5% in pi\u00f9 rispetto a un anno prima.\n\nSe poi si entra in profondit\u00e0 e si fa a vedere il tasso di occupazione delle donne con figli, la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 desolante. A fotografarla ci ha pensato<strong> Save The Children<\/strong> con il suo report\u00a0<em>Le Equilibriste<\/em>. Lo scatto evidenzia che, sempre nel 2022,\u00a0in Italia quasi una mamma su due non ha un lavoro e si dedica unicamente alla famiglia: il <strong>42,6%<\/strong> di quelle tra i 25 e i 54 anni non \u00e8 occupata e il <strong>39,2%<\/strong> delle donne con 2 o pi\u00f9 figli minori \u00e8 in contratto part-time. Mentre le mamme che a fatica si destreggiano tra lavoro e famiglia sono circa 6 milioni. 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E il valore aggiunto di questo programma sta proprio nel fatto che le persone sono invitate a condividere idee, preoccupazioni e proposte in modo tale che ogni azienda trovi il proprio modello e che i manager abbiano negli incontri un momento di scambio e di confronto e di co-costruzione a cui oggi si pone sempre pi\u00f9 attenzione.\n\nCon obiettivi diversi ma ugualmente posizionante lato B2B \u00e8 anche il progetto <a href=\"https:\/\/women4.gigroup.it\/\"><strong>Women4<\/strong><\/a>, powered by\u00a0<strong>Gi Group<\/strong>, nato per favorire l\u2019<strong>Employability delle donne<\/strong>, soprattutto in quei settori generalmente preclusi alle donne come ad esempio Logistica, Meccanica, ICT, nonch\u00e9 tutto l\u2019universo STEM.\n<h2>Andiamo oltre le promesse<\/h2>\nPer recuperare terreno sul fronte <strong>donne\/lavoro<\/strong> occorre andare oltre la filosofia e la letteratura, oltre le promesse, oltre le quote rosa. 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