{"id":8356,"date":"2017-07-07T13:45:16","date_gmt":"2017-07-07T11:45:16","guid":{"rendered":"http:\/\/it.intoo.com\/?p=8356"},"modified":"2024-10-11T14:54:30","modified_gmt":"2024-10-11T14:54:30","slug":"modul-life-luniversita-entra-azienda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.intoo.com\/it\/modul-life-luniversita-entra-azienda\/","title":{"rendered":"Modul Life. L\u2019universit\u00e0 entra in Azienda"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section admin_label=&#8221;section&#8221;]<br \/>\n\t\t\t[et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;]<br \/>\n\t\t\t\t[et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Text&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/maryanaclerio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Maril\u00f9 Anaclerio<\/a>\u00a0\/<\/p>\n<p>Pu\u00f2 succedere davvero. Uno stabilimento produttivo che si fa scuola di pensiero. Sono le ore 17 ed \u00e8 finito l\u2019orario di lavoro per i 130 dipendenti della <a href=\"http:\/\/www.modulblok.com\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Modulblok<\/a>, societ\u00e0 friulana fornitrice di sistemi di stoccaggio. Un gruppo di docenti dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste fa il suo ingresso nelle due sedi dell\u2019azienda di Pagnacco e di Amaro e, per due ore, intrattiene colletti bianchi e colletti blu in lezioni interattive di pedagogia, storia del teatro, letteratura italiana ed inglese, storia contemporanea. Abbiamo intervistato il promotore di questa iniziativa \u2013 che ha preso il nome di <em>Modul Life<\/em> &#8211; l\u2019ingegner Mario Di Nucci, responsabile dello stabilimento produttivo.<\/p>\n<p><strong>Ing. Di Nucci, buonasera e grazie per la disponibilit\u00e0 a questa intervista di cui siamo davvero molto felici. Lei \u00e8 il realizzatore di un\u2019iniziativa di welfare aziendale coraggiosa, e possiamo dire a tratti \u201cvisionaria\u201d. Ci pu\u00f2 raccontare in che cosa \u00e8 consistita e da dove \u00e8 partita l\u2019idea?<\/strong><\/p>\n<p>Il tutto \u00e8 partito da una mia amicizia giovanile con il Professor Matteo Cornacchia, ricercatore dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste, un vero visionario, che un giorno mi ha chiesto se, secondo me, fosse folle pensare alla formazione umanistica in azienda. Io ho risposto di s\u00ec, che era folle, ma non per questo impossibile&#8230; Da qui abbiamo pensato a un percorso che mettesse in fila, da una parte il mondo metalmeccanico, dall\u2019altro quello umanistico. Abbiamo, quindi, proposto ai nostri dipendenti un ciclo di serate su tematiche distanti dal nostro core business che \u00e8 quello proprio di un\u2019azienda metalmeccanica. Abbiamo progettato un ciclo di lezioni universitarie su temi umanistici, invitando sia i nostri colletti bianchi che quelli blu. I sei incontri sono stati tutti programmati in orario post-lavorativo e la partecipazione \u00e8 stata data su base volontaria. Il progetto <em>Modul Life<\/em> \u00e8 partito con la scommessa di poter aver almeno 15 partecipanti in entrambe le sedi. Alla fine si \u00e8 concluso con la pre-iscrizione di circa 24 persone dello Stabilimento di Amaro (colletti blu) e di circa 28 della sede di Pagnacco (colletti bianchi).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>I docenti coinvolti &#8211; che gratuitamente si sono resi disponibili a preparare e a tenere le lezioni \u2013 sono tutti titolari di cattedra all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Abituati sicuramente ad una platea, ma molto diversa da quella di un contesto produttivo. Come ha fatto a convincerli ad accettare questa sfida? Quali sono stati i loro timori iniziali?<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 stato difficile convincere i cinque colleghi del Professor Cornacchia che &#8211; a titolo gratuito \u2013 si sono prestati a partecipare alle sei lezioni in entrambe le sedi della Modulblok (quella legale di Pagnacco, nei pressi di Udine, e quella produttiva di Amaro in Carnia). Le rivelo che ho visto i docenti piacevolmente emozionati prima di iniziare, in particolare nello stabilimento produttivo, non essendo abituati a questo tipo di platea, tutta composta da operai. Prima di iniziare, si sono ovviamente chiesti quale fosse il registro comunicativo pi\u00f9 appropriato e, devo dire, hanno tutti dimostrato in questo una notevole abilit\u00e0 e flessibilit\u00e0, nonch\u00e9 una grande capacit\u00e0 di aprirsi ad un mondo che non \u00e8 il loro. Da parte dei lavoratori c\u2019\u00e8 stata la capacit\u00e0 di porsi in buona risonanza con tutti docenti e di \u201cliberare\u201d quella parte che di solito nel posto di lavoro non si lascia mai andare.<\/p>\n<p><strong>Quali sono state le materie e i contenuti affrontati? E la scelta in base a quale criterio \u00e8 stata fatta?<\/strong><\/p>\n<p>Pedagogia, storia contemporanea, storia del teatro, letteratura inglese, filosofia semantica, scorci di letteratura italiana legata al mondo del lavoro. Importante intuizione del Professor Cornacchia \u00e8 stata quella di legare tutte le lezioni sotto l\u2019insegna dell\u2019autonarrazione \u00a0&#8211; intesa come l\u2019arte di saper narrare di s\u00e9 &#8211; che in qualche modo \u00e8 vietata in fabbrica (mai parlare di s\u00e9 o rivelare troppo&#8230; \u00e8 rischioso e non si sa mai che effetti pu\u00f2 produrre..). Questo ci ha portato, tra l\u2019altro, ad affrontare il tema delle <em>maschere<\/em> che ognuno di noi indossa, riconducendolo poi a Pirandello e alla storia del teatro.\u00a0 Proprio con il docente di storia del teatro, i lavoratori hanno anche avuto la possibilit\u00e0 di visitare il Teatro Verdi di Trieste. Tutto questo ha contribuito a far s\u00ec che Il lavoratore si sentisse ascoltato e considerato.<\/p>\n<p><strong>Questa esperienza ci insegna che \u00e8 possibile dotare l\u2019industria di un\u2019anima e immaginare l\u2019imprenditore anche come un intellettuale che legge nel coinvolgimento e nella cura del lavoratore la vera forza rigeneratrice della societ\u00e0, e non solo nell\u2019etica del profitto fine a se stessa. \u00a0Dopo Adriano Olivetti molto poco \u00e8 stato fatto in tal senso, ritenendo la sua visione di capitalismo sociale come utopica e irrealizzabile. Cosa pensa si possa riprendere e salvare di quel pensiero??<\/strong><\/p>\n<p>Mi capita ogni tanto di vedere qualche filmato di Olivetti e di rimanere ogni volta affascinato. Ci sono anche altri esempi di imprenditori che, in modo illuminato, credono che non debba esistere una cesura netta tra uomo e lavoro. Tra questi mi viene in mente Brunello Cucinelli ad esempio. Modulblok \u00e8 una media azienda friulana che, pur non essendo a questi livelli di lungimiranza, spende per\u00f2 una discreta attenzione verso i suoi dipendenti. Mi piace pensare che, aldil\u00e0 di chi mette in atto qualcosa di concreto, ci sia pi\u00f9 di qualche manager che ha capito che l\u2019uomo non \u00e8 solo le otto ore che trascorre sul posto di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Possiamo quindi sfatare il mito che non \u00e8 solo il denaro la leva che porta il lavoratore a far meglio e con maggiore motivazione\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Magari qualcuno tra le righe ha anche pensato o detto che, invece di metter su un\u2019iniziativa di questo tipo, sarebbe stato pi\u00f9 utile monetizzare. Io penso, per\u00f2, che i nostri collaboratori sono fatti di detto e di non detto\u2026Certe cose le raccontano, altre no perch\u00e9 pensano che non sia possibile farlo. Quello che non raccontano \u00e8 il bisogno che hanno di essere considerati come persone pensanti. Una certa cultura produttiva ci ha indotto a pensare che chi batte il ferro \u00e8 nato per battere il ferro e basta, come se gli fosse stata consegnata questa maschera da indossare, da qui fino all\u2019agognata pensione.<\/p>\n<p><strong>Immagino le difficolt\u00e0 con cui ha dovuto scontrarsi nella fase iniziale. Far rimanere il personale dopo il turno di lavoro, proporre una formazione apparentemente distante dalle tematiche di aggiornamento tecnico-professionale, incentivare un welfare non immediatamente tangibile\u2026 Come ha fatto a convincere i suoi capi?<\/strong><\/p>\n<p>Con il mio responsabile, persona che stimo molto anche dal punto di vista intellettuale, ci siamo da subito intesi sul progetto ed anche la propriet\u00e0, nonostante ci considerasse dei \u201cfolli\u201d\u2026, ha comunque appoggiato il progetto. Lato lavoratori, abbiamo messo in atto la leva della relazione. Quando abbiamo proposto l\u2019attivit\u00e0, non abbiamo pubblicato l\u2019annuncio in bacheca con le date dell\u2019iniziativa. Abbiamo diviso i dipendenti delle due sedi in gruppi di 5, 10, 15 persone e il Professor Cornacchia ha dedicato loro 40 minuti, con il proposito di raccontare l\u2019idea e i contenuti del progetto (che fa parte, peraltro, di un lavoro di ricerca universitaria in ambito pedagogico). L\u2019Universit\u00e0, da questo punto di vista, si \u00e8 sentita risvegliata in quella che nel loro ambiente chiamano la \u201cterza missione\u201d, ovvero quella della divulgazione scientifica che, il pi\u00f9 delle volte, viene tralasciata. Questa iniziativa ha, quindi, consentito all\u2019Universit\u00e0 di far capire che essa pu\u00f2 e deve avere impatto su ci\u00f2 che accade all\u2019esterno, sulla vita vera.<\/p>\n<p><strong>\u2026E cos\u00ec pu\u00f2 anche succedere che qualcuno decida di iscriversi all\u2019 Universit\u00e0\u2026? <\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec\u2026un mio dipendente \u2013 sull\u2019orlo della pensione &#8211; che da sempre aveva il sogno di iscriversi alla facolt\u00e0 di storia e filosofia, mi ha confidato che questa iniziativa ha risvegliato in lui il desiderio di farlo. Non so se poi lo far\u00e0, ma sono convinto che la sua intenzione \u00e8 assolutamente pura. Ed \u00e8 la stessa persona che mi ha fatto notare che non si pu\u00f2 guardare il futuro se non si conosce il passato.<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 stata la prima reazione dei sindacati rispetto ad un\u2019iniziativa apparentemente distante dai bisogni pi\u00f9 urgenti?<\/strong><\/p>\n<p>Modulblok ha buoni rapporti con le realt\u00e0 sindacali. Detto questo, aggiungo un pensiero personale. Ci vuole lungimiranza anche da parte delle organizzazioni sindacali; ci vuole lungimiranza a capire che esse non possono essere interpretate solo secondo l\u2019ormai vecchio adagio del \u201cio sto da questa parte della barricata e voi dall\u2019altra\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quali sono state le difficolt\u00e0 che ha riscontrato invece dal punto di vista pratico e logistico? Attrezzare un\u2019azienda a diventare un micropolo universitario non deve essere stato semplice, considerando che avere fatto anche delle proiezioni cinematografiche\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra fantastica <em>follia<\/em> \u00e8 stata quella di pensare le lezioni all\u2019interno di un sito produttivo\u2026 Le abbiamo fatte in mezzo ai macchinari, alle presse, tra un carrello elevatore e l\u2019altro. Alle 17 e un minuto le quattro-cinque persone preposte preparavano le sedie, i tavoli, il telone per le proiezioni, la musica e si iniziava.<\/p>\n<p><strong>Ricordiamo che queste lezioni si tenevano due ore oltre l\u2019orario di lavoro. \u00a0Ulteriore nota di merito per chi ha aderito\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec. Otto ore in fabbrica sono otto ore in fabbrica\u2026non si sta seduti, non si \u00e8 troppo rilassati, si fa un lavoro fisico in un ambiente che \u00e8 pur sempre un contesto metalmeccanico. Rimanere oltre l\u2019orario di lavoro ha voluto dire fermare il tempo e, per due ore, rilassarsi, fermarsi e sedersi ad ascoltare un docente che parla di pedagogia, di storia, di letteratura. Un bellissimo tema trattato \u00e8 stato quello del concetto di <em>utilit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 inutile<\/em>. Ecco&#8230;noi, con questa iniziativa, abbiamo sostenuto che tutto questo ciclo di incontri fosse un meraviglioso esempio di inutilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Possiamo dire che questa <em>inutilit\u00e0 <\/em>sia poi diventata <em>utile<\/em>, perch\u00e9 da essa ne ha tratto giovamento anche l\u2019azienda, in termini di motivazione maggiore al lavoro da parte dei dipendenti?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019azienda ha deciso di accettare questa sfida, prendendosi il rischio che tutto questo potesse non servire a nulla. La gratuit\u00e0 della formazione \u00e8 passata attraverso la sfida che tutta l\u2019iniziativa potesse essere inutile per l\u2019azienda e utile solo per il dipendente. L\u2019aspetto importante di questa formazione \u00e8 stato che l\u2019azienda l\u2019ha offerta, non per trarne un vantaggio concreto per se stessa, ma solamente in vista di un beneficio esclusivo per la persona che avesse deciso di beneficiarne. Il dipendente ha, cos\u00ec, potuto trarne giovamento non in quanto operaio, tecnico, meccanico, ingegnere, ma in quanto <em>persona<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Quando la prima volta mi ha raccontato la sua storia, sono rimasta molto colpita dal modo in cui si \u00e8 conclusa questa esperienza di \u201cnuovo umanesimo aziendale\u201d. Le parole &#8211; scritte dai lavoratori al termine di ogni lezione per trasmettere le impressioni provate in ogni giornata \u2013 sono state alla fine tutte messe in fila e lette, dando vita ad un incredibile \u201cmosaico\u201d di emozioni e sensazioni. Quale sono state le parole del mosaico che le sono rimaste pi\u00f9 impresse e che non si aspettava?<\/strong><\/p>\n<p>Su questo il Professor Cornacchia ha avuto veramente un\u2019intuizione di alta poesia. Ogni dipendente, alla fine delle singole lezioni, ha scritto tre parole su tre post-it, ognuna delle quali rappresentava una sensazione trasmessa dalla giornata. Cinquanta persone e 150 post-it &#8211; per sei incontri &#8211; hanno dato origine a centinaia di parole che, nella giornata conclusiva, sono state messe insieme come un collage, senza per\u00f2 la pretesa di dare ad esso a priori un significato. Il mosaico ha fatto s\u00ec che le parole, accostate tra loro, creassero un fluire di sensazioni nel quale tutti i lavoratori si sono ritrovati. Quelle sensazioni di un uomo che si sente riscoperto ed ascoltato in una dimensione superiore a quella che, di solito, l\u2019ambiente lavorativo gli concede.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Universit\u00e0 al servizio delle aziende, ma anche un po\u2019 il contrario, immaginando queste lezioni come momenti di interazione e di confronto e non solo di ascolto unilaterale. Cosa le hanno raccontato i docenti rispetto ad un\u2019esperienza per loro immagino assolutamente nuova e che cosa sentono di aver maggiormente ricevuto da questo scambio di esperienze?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni docente, in due ore, doveva giocarsi l\u2019intera partita e riuscire nella sfida di non svilire minimamente il contenuto della lezione, seppur rielaborando e adattando alla platea il registro comunicativo. Qualche docente mi ha confidato di aver avuto paura. Qualcun altro, che non batterebbe ciglio di fronte a duecento allievi, l\u2019ho visto tentennare di fronte a ventiquattro operai\u2026.<\/p>\n<p><strong>Da sempre lei ha un\u2019attenzione ai temi della centralit\u00e0 dell\u2019individuo e della sua formazione come coinvolgimento attivo e responsabile del lavoratore, in una visione che possiamo definire \u201colistica\u201d della persona\u2026dove braccio, mente e cuore vengono allenati all\u2019interazione continua. Credo che questo nuovo modo di considerare il lavoratore e di rimetterlo al centro possa allentare quella che \u00e8 la distanza talvolta incolmabile tra management e risorse, dando il via ad un processo di facilitazione del dialogo tra il vertice e la base. Lei cosa pensa in merito<\/strong>?<\/p>\n<p>Quando si fanno i corsi di management e quando ci spiegano come \u00e8 organizzata un\u2019azienda, ci rappresentano una piramide. Il top management al vertice, poi chi esegue, e nella base troviamo chi sviluppa il core business. A me piace, per\u00f2, pensarla capovolta; non ci si vede pi\u00f9 sopra la testa di qualcuno, ma ognuno &#8211; in virt\u00f9 della sua collocazione all\u2019interno della piramide &#8211; diventa un soggetto che sostiene colui che sta sopra. La mia missione aziendale \u00e8 quello di rendere possibile ci\u00f2 che si sviluppa nella base. Da quando ho avuto questo mandato ho sempre pensato che due cose mi sono state consegnate: le macchine e le persone. Le macchine sono quelle che creano meno problemi. Le persone sono quelle di cui bisogna occuparsi maggiormente e con una lungimiranza superiore. Sono fermamente convinto che ci\u00f2 che semino oggi, in qualche modo me lo ritrover\u00f2 poi pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p><strong>Una curiosit\u00e0 per concludere. E\u2019 vero che tra le sue passioni c\u2019\u00e8 la scrittura e che ha messo su carta alcune scene di vita aziendale?<\/strong><\/p>\n<p>Non l\u2019ho detto fino ad ora quasi a nessuno\u2026 E\u2019 un piacere quello che provo nello scrivere e tradurre in righe alcune \u201cdiapositive\u201d che mi rimangono impresse a fine giornata e che, in genere, germogliano a distanza di\u00a0 un paio di giorni, prendendo qualche timida forma in prosa\u2026.[\/et_pb_text][\/et_pb_column]<br \/>\n\t\t\t[\/et_pb_row]<br \/>\n\t\t[\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Maril\u00f9 Anaclerio\u00a0\/ Pu\u00f2 succedere davvero. Uno stabilimento produttivo che si fa scuola di pensiero. Sono le ore 17 ed \u00e8 finito l\u2019orario di lavoro per i 130 dipendenti della Modulblok, societ\u00e0 friulana fornitrice di sistemi di stoccaggio. 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Un gruppo di docenti dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste fa il suo ingresso nelle due sedi dell\u2019azienda di Pagnacco e di Amaro e, per due ore, intrattiene colletti bianchi e colletti blu in lezioni interattive di pedagogia, storia del teatro, letteratura italiana ed inglese, storia contemporanea. Abbiamo intervistato il promotore di questa iniziativa \u2013 che ha preso il nome di <em>Modul Life<\/em> - l\u2019ingegner Mario Di Nucci, responsabile dello stabilimento produttivo.\n\n<strong>Ing. Di Nucci, buonasera e grazie per la disponibilit\u00e0 a questa intervista di cui siamo davvero molto felici. Lei \u00e8 il realizzatore di un\u2019iniziativa di welfare aziendale coraggiosa, e possiamo dire a tratti \u201cvisionaria\u201d. Ci pu\u00f2 raccontare in che cosa \u00e8 consistita e da dove \u00e8 partita l\u2019idea?<\/strong>\n\nIl tutto \u00e8 partito da una mia amicizia giovanile con il Professor Matteo Cornacchia, ricercatore dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste, un vero visionario, che un giorno mi ha chiesto se, secondo me, fosse folle pensare alla formazione umanistica in azienda. Io ho risposto di s\u00ec, che era folle, ma non per questo impossibile... Da qui abbiamo pensato a un percorso che mettesse in fila, da una parte il mondo metalmeccanico, dall\u2019altro quello umanistico. Abbiamo, quindi, proposto ai nostri dipendenti un ciclo di serate su tematiche distanti dal nostro core business che \u00e8 quello proprio di un\u2019azienda metalmeccanica. Abbiamo progettato un ciclo di lezioni universitarie su temi umanistici, invitando sia i nostri colletti bianchi che quelli blu. I sei incontri sono stati tutti programmati in orario post-lavorativo e la partecipazione \u00e8 stata data su base volontaria. Il progetto <em>Modul Life<\/em> \u00e8 partito con la scommessa di poter aver almeno 15 partecipanti in entrambe le sedi. Alla fine si \u00e8 concluso con la pre-iscrizione di circa 24 persone dello Stabilimento di Amaro (colletti blu) e di circa 28 della sede di Pagnacco (colletti bianchi).\n\n<strong>\u00a0<\/strong><strong>I docenti coinvolti - che gratuitamente si sono resi disponibili a preparare e a tenere le lezioni \u2013 sono tutti titolari di cattedra all\u2019Universit\u00e0 di Trieste. Abituati sicuramente ad una platea, ma molto diversa da quella di un contesto produttivo. Come ha fatto a convincerli ad accettare questa sfida? Quali sono stati i loro timori iniziali?<\/strong>\n\nNon \u00e8 stato difficile convincere i cinque colleghi del Professor Cornacchia che - a titolo gratuito \u2013 si sono prestati a partecipare alle sei lezioni in entrambe le sedi della Modulblok (quella legale di Pagnacco, nei pressi di Udine, e quella produttiva di Amaro in Carnia). Le rivelo che ho visto i docenti piacevolmente emozionati prima di iniziare, in particolare nello stabilimento produttivo, non essendo abituati a questo tipo di platea, tutta composta da operai. Prima di iniziare, si sono ovviamente chiesti quale fosse il registro comunicativo pi\u00f9 appropriato e, devo dire, hanno tutti dimostrato in questo una notevole abilit\u00e0 e flessibilit\u00e0, nonch\u00e9 una grande capacit\u00e0 di aprirsi ad un mondo che non \u00e8 il loro. Da parte dei lavoratori c\u2019\u00e8 stata la capacit\u00e0 di porsi in buona risonanza con tutti docenti e di \u201cliberare\u201d quella parte che di solito nel posto di lavoro non si lascia mai andare.\n\n<strong>Quali sono state le materie e i contenuti affrontati? E la scelta in base a quale criterio \u00e8 stata fatta?<\/strong>\n\nPedagogia, storia contemporanea, storia del teatro, letteratura inglese, filosofia semantica, scorci di letteratura italiana legata al mondo del lavoro. Importante intuizione del Professor Cornacchia \u00e8 stata quella di legare tutte le lezioni sotto l\u2019insegna dell\u2019autonarrazione \u00a0- intesa come l\u2019arte di saper narrare di s\u00e9 - che in qualche modo \u00e8 vietata in fabbrica (mai parlare di s\u00e9 o rivelare troppo... \u00e8 rischioso e non si sa mai che effetti pu\u00f2 produrre..). Questo ci ha portato, tra l\u2019altro, ad affrontare il tema delle <em>maschere<\/em> che ognuno di noi indossa, riconducendolo poi a Pirandello e alla storia del teatro.\u00a0 Proprio con il docente di storia del teatro, i lavoratori hanno anche avuto la possibilit\u00e0 di visitare il Teatro Verdi di Trieste. Tutto questo ha contribuito a far s\u00ec che Il lavoratore si sentisse ascoltato e considerato.\n\n<strong>Questa esperienza ci insegna che \u00e8 possibile dotare l\u2019industria di un\u2019anima e immaginare l\u2019imprenditore anche come un intellettuale che legge nel coinvolgimento e nella cura del lavoratore la vera forza rigeneratrice della societ\u00e0, e non solo nell\u2019etica del profitto fine a se stessa. \u00a0Dopo Adriano Olivetti molto poco \u00e8 stato fatto in tal senso, ritenendo la sua visione di capitalismo sociale come utopica e irrealizzabile. Cosa pensa si possa riprendere e salvare di quel pensiero??<\/strong>\n\nMi capita ogni tanto di vedere qualche filmato di Olivetti e di rimanere ogni volta affascinato. Ci sono anche altri esempi di imprenditori che, in modo illuminato, credono che non debba esistere una cesura netta tra uomo e lavoro. Tra questi mi viene in mente Brunello Cucinelli ad esempio. Modulblok \u00e8 una media azienda friulana che, pur non essendo a questi livelli di lungimiranza, spende per\u00f2 una discreta attenzione verso i suoi dipendenti. Mi piace pensare che, aldil\u00e0 di chi mette in atto qualcosa di concreto, ci sia pi\u00f9 di qualche manager che ha capito che l\u2019uomo non \u00e8 solo le otto ore che trascorre sul posto di lavoro.\n\n<strong>Possiamo quindi sfatare il mito che non \u00e8 solo il denaro la leva che porta il lavoratore a far meglio e con maggiore motivazione\u2026<\/strong>\n\nMagari qualcuno tra le righe ha anche pensato o detto che, invece di metter su un\u2019iniziativa di questo tipo, sarebbe stato pi\u00f9 utile monetizzare. Io penso, per\u00f2, che i nostri collaboratori sono fatti di detto e di non detto\u2026Certe cose le raccontano, altre no perch\u00e9 pensano che non sia possibile farlo. Quello che non raccontano \u00e8 il bisogno che hanno di essere considerati come persone pensanti. Una certa cultura produttiva ci ha indotto a pensare che chi batte il ferro \u00e8 nato per battere il ferro e basta, come se gli fosse stata consegnata questa maschera da indossare, da qui fino all\u2019agognata pensione.\n\n<strong>Immagino le difficolt\u00e0 con cui ha dovuto scontrarsi nella fase iniziale. Far rimanere il personale dopo il turno di lavoro, proporre una formazione apparentemente distante dalle tematiche di aggiornamento tecnico-professionale, incentivare un welfare non immediatamente tangibile\u2026 Come ha fatto a convincere i suoi capi?<\/strong>\n\nCon il mio responsabile, persona che stimo molto anche dal punto di vista intellettuale, ci siamo da subito intesi sul progetto ed anche la propriet\u00e0, nonostante ci considerasse dei \u201cfolli\u201d\u2026, ha comunque appoggiato il progetto. Lato lavoratori, abbiamo messo in atto la leva della relazione. Quando abbiamo proposto l\u2019attivit\u00e0, non abbiamo pubblicato l\u2019annuncio in bacheca con le date dell\u2019iniziativa. Abbiamo diviso i dipendenti delle due sedi in gruppi di 5, 10, 15 persone e il Professor Cornacchia ha dedicato loro 40 minuti, con il proposito di raccontare l\u2019idea e i contenuti del progetto (che fa parte, peraltro, di un lavoro di ricerca universitaria in ambito pedagogico). L\u2019Universit\u00e0, da questo punto di vista, si \u00e8 sentita risvegliata in quella che nel loro ambiente chiamano la \u201cterza missione\u201d, ovvero quella della divulgazione scientifica che, il pi\u00f9 delle volte, viene tralasciata. Questa iniziativa ha, quindi, consentito all\u2019Universit\u00e0 di far capire che essa pu\u00f2 e deve avere impatto su ci\u00f2 che accade all\u2019esterno, sulla vita vera.\n\n<strong>\u2026E cos\u00ec pu\u00f2 anche succedere che qualcuno decida di iscriversi all\u2019 Universit\u00e0\u2026? <\/strong>\n\nS\u00ec\u2026un mio dipendente \u2013 sull\u2019orlo della pensione - che da sempre aveva il sogno di iscriversi alla facolt\u00e0 di storia e filosofia, mi ha confidato che questa iniziativa ha risvegliato in lui il desiderio di farlo. Non so se poi lo far\u00e0, ma sono convinto che la sua intenzione \u00e8 assolutamente pura. Ed \u00e8 la stessa persona che mi ha fatto notare che non si pu\u00f2 guardare il futuro se non si conosce il passato.\n\n<strong>Quale \u00e8 stata la prima reazione dei sindacati rispetto ad un\u2019iniziativa apparentemente distante dai bisogni pi\u00f9 urgenti?<\/strong>\n\nModulblok ha buoni rapporti con le realt\u00e0 sindacali. Detto questo, aggiungo un pensiero personale. Ci vuole lungimiranza anche da parte delle organizzazioni sindacali; ci vuole lungimiranza a capire che esse non possono essere interpretate solo secondo l\u2019ormai vecchio adagio del \u201cio sto da questa parte della barricata e voi dall\u2019altra\u201d.\n\n<strong>Quali sono state le difficolt\u00e0 che ha riscontrato invece dal punto di vista pratico e logistico? Attrezzare un\u2019azienda a diventare un micropolo universitario non deve essere stato semplice, considerando che avere fatto anche delle proiezioni cinematografiche\u2026<\/strong>\n\nUn\u2019altra fantastica <em>follia<\/em> \u00e8 stata quella di pensare le lezioni all\u2019interno di un sito produttivo\u2026 Le abbiamo fatte in mezzo ai macchinari, alle presse, tra un carrello elevatore e l\u2019altro. Alle 17 e un minuto le quattro-cinque persone preposte preparavano le sedie, i tavoli, il telone per le proiezioni, la musica e si iniziava.\n\n<strong>Ricordiamo che queste lezioni si tenevano due ore oltre l\u2019orario di lavoro. \u00a0Ulteriore nota di merito per chi ha aderito\u2026<\/strong>\n\nAssolutamente s\u00ec. Otto ore in fabbrica sono otto ore in fabbrica\u2026non si sta seduti, non si \u00e8 troppo rilassati, si fa un lavoro fisico in un ambiente che \u00e8 pur sempre un contesto metalmeccanico. Rimanere oltre l\u2019orario di lavoro ha voluto dire fermare il tempo e, per due ore, rilassarsi, fermarsi e sedersi ad ascoltare un docente che parla di pedagogia, di storia, di letteratura. Un bellissimo tema trattato \u00e8 stato quello del concetto di <em>utilit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 inutile<\/em>. Ecco...noi, con questa iniziativa, abbiamo sostenuto che tutto questo ciclo di incontri fosse un meraviglioso esempio di inutilit\u00e0.\n\n<strong>Possiamo dire che questa <em>inutilit\u00e0 <\/em>sia poi diventata <em>utile<\/em>, perch\u00e9 da essa ne ha tratto giovamento anche l\u2019azienda, in termini di motivazione maggiore al lavoro da parte dei dipendenti?<\/strong>\n\nL\u2019azienda ha deciso di accettare questa sfida, prendendosi il rischio che tutto questo potesse non servire a nulla. La gratuit\u00e0 della formazione \u00e8 passata attraverso la sfida che tutta l\u2019iniziativa potesse essere inutile per l\u2019azienda e utile solo per il dipendente. L\u2019aspetto importante di questa formazione \u00e8 stato che l\u2019azienda l\u2019ha offerta, non per trarne un vantaggio concreto per se stessa, ma solamente in vista di un beneficio esclusivo per la persona che avesse deciso di beneficiarne. Il dipendente ha, cos\u00ec, potuto trarne giovamento non in quanto operaio, tecnico, meccanico, ingegnere, ma in quanto <em>persona<\/em>.\n\n<strong>Quando la prima volta mi ha raccontato la sua storia, sono rimasta molto colpita dal modo in cui si \u00e8 conclusa questa esperienza di \u201cnuovo umanesimo aziendale\u201d. Le parole - scritte dai lavoratori al termine di ogni lezione per trasmettere le impressioni provate in ogni giornata \u2013 sono state alla fine tutte messe in fila e lette, dando vita ad un incredibile \u201cmosaico\u201d di emozioni e sensazioni. Quale sono state le parole del mosaico che le sono rimaste pi\u00f9 impresse e che non si aspettava?<\/strong>\n\nSu questo il Professor Cornacchia ha avuto veramente un\u2019intuizione di alta poesia. Ogni dipendente, alla fine delle singole lezioni, ha scritto tre parole su tre post-it, ognuna delle quali rappresentava una sensazione trasmessa dalla giornata. Cinquanta persone e 150 post-it - per sei incontri - hanno dato origine a centinaia di parole che, nella giornata conclusiva, sono state messe insieme come un collage, senza per\u00f2 la pretesa di dare ad esso a priori un significato. Il mosaico ha fatto s\u00ec che le parole, accostate tra loro, creassero un fluire di sensazioni nel quale tutti i lavoratori si sono ritrovati. Quelle sensazioni di un uomo che si sente riscoperto ed ascoltato in una dimensione superiore a quella che, di solito, l\u2019ambiente lavorativo gli concede.\n\n<strong>L\u2019Universit\u00e0 al servizio delle aziende, ma anche un po\u2019 il contrario, immaginando queste lezioni come momenti di interazione e di confronto e non solo di ascolto unilaterale. Cosa le hanno raccontato i docenti rispetto ad un\u2019esperienza per loro immagino assolutamente nuova e che cosa sentono di aver maggiormente ricevuto da questo scambio di esperienze?<\/strong>\n\nOgni docente, in due ore, doveva giocarsi l\u2019intera partita e riuscire nella sfida di non svilire minimamente il contenuto della lezione, seppur rielaborando e adattando alla platea il registro comunicativo. Qualche docente mi ha confidato di aver avuto paura. Qualcun altro, che non batterebbe ciglio di fronte a duecento allievi, l\u2019ho visto tentennare di fronte a ventiquattro operai\u2026.\n\n<strong>Da sempre lei ha un\u2019attenzione ai temi della centralit\u00e0 dell\u2019individuo e della sua formazione come coinvolgimento attivo e responsabile del lavoratore, in una visione che possiamo definire \u201colistica\u201d della persona\u2026dove braccio, mente e cuore vengono allenati all\u2019interazione continua. Credo che questo nuovo modo di considerare il lavoratore e di rimetterlo al centro possa allentare quella che \u00e8 la distanza talvolta incolmabile tra management e risorse, dando il via ad un processo di facilitazione del dialogo tra il vertice e la base. Lei cosa pensa in merito<\/strong>?\n\nQuando si fanno i corsi di management e quando ci spiegano come \u00e8 organizzata un\u2019azienda, ci rappresentano una piramide. Il top management al vertice, poi chi esegue, e nella base troviamo chi sviluppa il core business. A me piace, per\u00f2, pensarla capovolta; non ci si vede pi\u00f9 sopra la testa di qualcuno, ma ognuno - in virt\u00f9 della sua collocazione all\u2019interno della piramide - diventa un soggetto che sostiene colui che sta sopra. La mia missione aziendale \u00e8 quello di rendere possibile ci\u00f2 che si sviluppa nella base. Da quando ho avuto questo mandato ho sempre pensato che due cose mi sono state consegnate: le macchine e le persone. Le macchine sono quelle che creano meno problemi. Le persone sono quelle di cui bisogna occuparsi maggiormente e con una lungimiranza superiore. Sono fermamente convinto che ci\u00f2 che semino oggi, in qualche modo me lo ritrover\u00f2 poi pi\u00f9 avanti.\n\n<strong>Una curiosit\u00e0 per concludere. E\u2019 vero che tra le sue passioni c\u2019\u00e8 la scrittura e che ha messo su carta alcune scene di vita aziendale?<\/strong>\n\nNon l\u2019ho detto fino ad ora quasi a nessuno\u2026 E\u2019 un piacere quello che provo nello scrivere e tradurre in righe alcune \u201cdiapositive\u201d che mi rimangono impresse a fine giornata e che, in genere, germogliano a distanza di\u00a0 un paio di giorni, prendendo qualche timida forma in prosa\u2026.","_et_gb_content_width":"","footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[14],"tags":[13,15,16],"class_list":["post-8356","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cat-blog","tag-aziende","tag-formazione","tag-welfare-aziendale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Modul Life. 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