Trovare lavoro: come cambia il mercato in Italia

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Come è cambiato il mercato del lavoro in Italia

Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano ha vissuto cambiamenti che ne hanno ridefinito fisionomia e dinamiche. L’effetto della pandemia, la ripresa economica e le trasformazioni demografiche, digitali e sociali hanno dato vita a nuove opportunità ma anche a nuove sfide.

Il nostro Osservatorio del mercato del lavoro ha indagato questi cambiamenti e dalla sua analisi ne è uscita una fotografia sintetica ma completa.

In questo articolo approfondiremo:

I dati sull’occupazione

Post Covid, il mercato del lavoro italiano ha raccontato una storia di crescita, favorita sia dalla ripresa globale sia dagli investimenti pubblici (PNRR).
In particolare, guardando ai dati ISTAT:

  • Nell’autunno 2025, il mercato ha toccato oltre 24 milioni di lavoratori attivi, con un tasso di occupazione che si aggira intorno al 63%
  • La disoccupazione si è ridotta notevolmente, fino al 5,7%
  • Il numero degli inattivi, cioè di chi non lavora e non cerca lavoro, è diminuito più lentamente, ma la tendenza resta positiva*

In sintesi, il mercato del lavoro in Italia è cresciuto di quasi un milione di posti di lavoro rispetto alla situazione pre-pandemia.

Ciononostante, come abbiamo visto nell’articolo “Il nuovo volto dell’occupazione: 2025 vs 2015” numeri positivi non sempre sono indicativi di una situazione rosea se analizziamo il tema a un livello macro. L’aspetto generazionale, per esempio, può sottolineare facilmente luci e ombre di come viene percepita questa crescita occupazionale.

Generazioni diverse in azienda: chi è in vantaggio?

Nella lettura dei dati per età anagrafica, scopriamo che questa crescita viene vissuta in maniera diversa a seconda della generazione:

  • I più giovani, tra i 15 e i 24 anni, si stanno allontanando dal mercato: gli occupati diminuiscono e aumentano gli inattivi. La ricerca di percorsi alternativi sta diventando centrale, mentre la visione classica del lavoro viene vissuta con maggiore distacco
  • La fascia tra i 25 e i 34 anni, sembra essere più positiva: gli occupati aumentano e gli inattivi calano. C’è una volontà di ricerca e sperimentazione, ma spesso questi professionisti si trovano a fare i conti con contratti temporanei e incertezza
  • La fascia “centrale”, tra i 35 e i 49 anni, è quella considerata tradizionalmente più stabile. Oggi, al contrario, mostra il maggior calo di occupazione, a fronte anche di un mercato che “cambia pelle”
  • Gli over 50, infine, rappresentano il vero motore della crescita occupazionale. Le carriere si prolungano, anche a causa di fattori legati alla normativa previdenziale e l’esperienza dei “senior” è sempre più preziosa per le aziende*

Il quadro mostra così una crescita sostenuta dai lavoratori senior, con le nuove generazioni che trovano più ostacoli nel trovare e mantenere un lavoro stabile. Va poi considerato l’approccio al lavoro dei più giovani, che differisce da quello delle generazioni più anziane e che genera ulteriore attrito.

A prescindere, è bene sottolineare come questi dati vadano sempre interpretati considerando i limiti della sola lettura. Per esempio, la crescita degli over 50 a fronte della riduzione dei 35-49, è in parte motivata dal passaggio di persone da una fascia all’altra.
Allo stesso modo, i dati critici della fascia più giovane, potrebbero essere il segnale che sempre più giovani intraprendono percorsi accademici o di formazione più duraturi.

I trend evidenziati ci mettono di fronte a una situazione forse sostenibile nel breve periodo ma che a lungo andare, rischia di causare serie criticità al sistema, sia a livello produttivo che previdenziale e sta spingendo verso manovre statali che puntano ad agevolare sempre più le aziende nell’investire sulla longevità professionale dei più i senior.

Quali sono i settori che trainano il nostro Paese?

Per quanto riguarda i settori più attivi, ci troviamo davanti a situazioni differenti e fortemente complesse:

  • L’industria manifatturiera rimane un punto di riferimento per l’occupazione, mentre a livello di produzione è invece in negativo. Lo stesso vale per le costruzioni. Ciononostante, investimenti pubblici e approcci come quello della reindustrializzazione, stanno iniettando nuova linfa e innovazione in questo settore, storicamente un pilastro portante italiano
  • Il turismo e la ristorazione stanno vivendo invece un periodo d’oro, creando però un’occupazione di tipo stagionale e poca stabilità contrattuale ai lavoratori
  • Fiorente è anche il mercato dell’ICT, in continua evoluzione e in cerca di professionisti specializzati nell’uso di nuove tecnologie

La specializzazione dei profili è un tema cardine per tutto il mercato, che si sta scontrando già da anni con un importante tema legato al mismatch delle competenze. A questo, va anche aggiunta la necessità delle persone di trovare un’organizzazione allineata con i propri valori.

Geografia delle opportunità: dove si trova più lavoro

Il nord Italia, con la Lombardia in particolare, continua a essere il cuore pulsante delle opportunità. Lazio e Campania registrano però trend promettenti, dimostrando che anche il centro-sud può tornare a essere protagonista. Tuttavia, esistono differenze di mercato, soprattutto a livello di canali, che vedono quello del nord fondato sugli annunci di lavoro e quello del sud più su networking e passaparola. Restano comunque distanze e squilibri tutt’altro che superati, sia per area geografica che tra città e provincia, e la mobilità rimane una delle opzioni più gettonate per chi vuole cogliere nuove occasioni lavorative.

Da non sottovalutare poi l’attrattiva generata dalle opportunità internazionali e i conseguenti tentativi di riportare in patria i nostri professionisti con tassazioni agevolate.

Infine, la tematica dello smart working è ancora in totale divenire. Chi lo offre permette il lavoro agile anche nella territorialità, ma sono ancora molte le aziende non hanno ancora integrato questa modalità agile.

Retribuzioni e trasparenza: verso un mercato del lavoro più chiaro?

Un cambiamento che segnerà il futuro del mercato del lavoro riguarda la trasparenza. Dal 2026 sarà obbligatorio indicare il range salariale negli annunci di lavoro. È un passo cruciale, che permetterà:

  • Più consapevolezza lato candidato
  • Maggiore facilità nell’incontro tra domanda e offerta

Inoltre, la Direttiva Europea chiederà alle aziende trasparenza verso le proprie persone sulla retribuzione dei lavoratori a pari livello e pari mansione. Uno strumento volto a combattere disparità di genere e disuguaglianze sul posto di lavoro.

In sintesi: dove sta andando il mercato del lavoro?

  • Come è cambiata l’occupazione in Italia?
    L’occupazione è cresciuta, superando i livelli pre-pandemia, ma con la costante necessità di recuperare volumi dal bacino degli inattivi.
  • Quali fasce d’età stanno trainando il mercato del lavoro?
    Gli over 50 guidano la crescita occupazionale, mentre i giovani trovano più ostacoli e i 35-49 registrano cali di occupazione.
  • Quali settori stanno crescendo e creando lavoro?
    Turismo/ristorazione e ICT sono i settori trainanti, mentre industria e costruzioni inseguono la ripresa.
  • Come cambierà la trasparenza retributiva dal 2026?
    Dal 2026 sarà obbligatorio indicare il range salariale negli annunci e le aziende dovranno essere trasparenti sulle retribuzioni dei propri lavoratori a parità di livello e mansione.
  • Quali aree offrono maggiori opportunità lavorative oggi in Italia?
    Il nord, in particolare la Lombardia, resta il principale polo occupazionale, ma anche Lazio e Campania mostrano segnali di crescita; persistono però forti squilibri territoriali e si rafforza il ruolo della mobilità e dello smartworking.

Fonti:

*Dati ISTAT

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