Il nuovo mercato del lavoro
Il 2026 si apre con una crescita moderata, ma fragile, per il mercato del lavoro italiano, dettata da un quadro globale instabile. Tra shock energetici, aspettative in calo e trasformazioni tecnologiche, il mercato resta dinamico ma più selettivo: crea opportunità, ma fatica a trovare i profili giusti.
Capire dove si muove la domanda e come stanno cambiando le mansioni, è decisivo per chi cerca lavoro o vuole riposizionarsi.
Per questo, il nostro Osservatorio del mercato del lavoro si è interrogato su:
- Perché la geopolitica incide direttamente su lavoro e assunzioni?
- Cosa ci dicono i dati Istat su occupazione, disoccupazione e inattività?
- Cosa cercano persone e organizzazioni nel breve periodo?
- Quali sono le figure più ricercate e dove si concentra il mismatch?
- Quali opportunità emergono per i giovani?
- In che modo l’AI sta cambiando le professioni?
- Cosa significa tutto questo, in concreto, per chi cerca lavoro o vuole riposizionarsi?
Lavoro e assunzioni: perché la geopolitica incide direttamente?
Il quadro sociopolitico globale è sempre più frammentato: guerre, tensioni commerciali e blocchi geopolitici rendono più fragile la crescita economica e la cooperazione internazionale.
In questo contesto, il confronto tra USA e Iran viene indicato come un rischio sistemico. Ogni escalation nel Golfo può tradursi in shock sui prezzi del petrolio, sui costi di trasporto e, a cascata, sull’inflazione globale.
Questa instabilità ha un effetto immediato sulle decisioni delle imprese. Gli investimenti di medio-lungo periodo diventano più cauti, soprattutto nei settori energivori e manifatturieri, già sotto pressione per la transizione green e l’automazione. Il risultato è un mercato del lavoro più polarizzato: alcuni comparti continuano a espandersi (digitale, energia, difesa), altri rallentano o rinviano assunzioni.
Per chi cerca lavoro, saper leggere questi rischi e anticipare gli spostamenti settoriali diventa un vantaggio competitivo concreto.
Cosa ci dicono i dati Istat sul lavoro: occupazione, disoccupazione e inattività
I dati Istat di marzo 2026 descrivono un mercato del lavoro in una fase di sostanziale stagnazione. Gli occupati si fermano a 24,1 milioni, con un leggero calo mensile (-12 mila) e annuo (-30 mila), e un tasso di occupazione stabile al 62,4%.
Anche la crescita trimestrale è minima (+28 mila rispetto al quarto trimestre 2025), segnale di un ciclo che fatica a consolidare un trend espansivo.
Il dato più rilevante è la composizione: a perdere terreno sono soprattutto i giovani tra i 15–24 anni (in calo del 12,8% sull’anno) e le persone tra i 35–49; chi si trova tra 25–34 anni resta fermo, mentre l’aumento strutturale riguarda gli over 50 (+3,6% annuo). Dal punto di vista contrattuale, si riducono i dipendenti a termine e crescono gli indipendenti, con gli indeterminati sostanzialmente stabili: un mix che suggerisce aggiustamenti “difensivi” più che una nuova domanda robusta.
Sul fronte della disoccupazione il quadro è ambiguo: cala la disoccupazione, ma cresce l’inattività, soprattutto tra i giovani e gli under 50. Questo aumento dell’inattività è il segnale di un rischio di scoraggiamento e di uscita dal mercato del lavoro proprio nelle fasce che dovrebbero essere più dinamiche.
Cosa cercano le imprese nel breve periodo?
Guardando al breve periodo maggio–luglio, le previsioni Excelsior indicano un fabbisogno dichiarato dalle imprese pari a 1,7 milioni di entrate, di cui 544 mila solo a maggio. Il mercato appare quindi ancora dinamico, ma più selettivo: le aziende assumono, ma con requisiti più mirati e con difficoltà di reperimento ancora elevate.
A trainare la domanda di lavoro sono i servizi, con la filiera turistica come motore principale: 440 mila ingressi previsti nel trimestre.
Anche commercio e servizi alla persona beneficiano della stagione estiva e della ripresa dei consumi.
Sul fronte industriale, le prospettive migliori si concentrano nel manifatturiero: meccanica ed elettronica, alimentare, metallurgia, tessile-abbigliamento e nelle costruzioni. Qui la richiesta resta centrata su competenze tecniche legate a produzione e manutenzione.
È importante tenere insieme due segnali: i dati Istat evidenziano un rallentamento “passato” su turismo ed edilizia, mentre le previsioni Excelsior li considerano un traino nel breve periodo. Questo scarto suggerisce un mercato che può ripartire su alcuni comparti stagionali, pur restando fragile sul medio periodo.
Quali sono le figure più ricercate nel mondo del lavoro e dove si concentra il mismatch?
Le mansioni più richieste sono quelle ad alta specializzazione pratica.
La domanda di lavoro si concentra su operai specializzati (in particolare meccanici, manutentori, fabbri), tecnici della salute, tecnici dei processi produttivi e profili ingegneristici. Proprio su queste figure il mismatch tra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute dai lavoratori è spesso molto alto, superando il 60–70%.
La difficoltà di reperimento resta elevata: il 42,9% delle posizioni è considerato difficile da coprire, anche se si registra un lieve miglioramento rispetto al 2025. Il dato va letto in modo operativo: le imprese sembrano iniziare ad adattare ricerca e offerta, ma le competenze tecniche restano il vero punto critico.
Quali opportunità emergono per giovani?
Nel trimestre maggio-luglio, per i giovani le opportunità sono significative: 157.000 ingressi, pari al 29% del totale. Le occasioni si concentrano soprattutto in servizi finanziari e assicurativi, ICT e commercio.
Questo dato indica che, oltre ai grandi volumi stagionali del turismo, esiste una domanda di profili più qualificati in ambiti legati ai servizi avanzati e al digitale.
In che modo l’AI sta cambiando le professioni e il mondo del lavoro?
Parlando di digitale, le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale generativa, stanno cambiando il “come si lavora” , come abbiamo visto anche nell’articolo Comunicazione e AI: quali sono i migliori ruoli, competenze e opportunità del 2026.
Le evidenze OCSE indicano che oltre il 25% dei lavoratori dei Paesi avanzati svolge mansioni altamente esposte all’AI, soprattutto in attività ripetitive come analisi dati, scrittura di testi standard, customer care e back office amministrativo.
Il World Economic Forum stima che entro il 2027 AI e automazione trasformeranno circa il 23% dei posti di lavoro. Ci sarà una riduzione di mansioni routinarie ma anche la creazione di nuovi ruoli in data analysis, cybersecurity, sviluppo software e gestione dei sistemi di AI.
Nella pratica aziendale, l’AI automatizza pezzi di lavoro ripetitivo: screening CV e pre-selezione nel recruiting, bozze di contenuti marketing, reportistica standard nel finance, assistenza clienti di primo livello via chatbot.
Nella manifattura, l’AI supporta manutenzione predittiva, controllo qualità con visione artificiale e pianificazione della produzione, spostando la domanda verso tecnici capaci di interagire con sistemi digitali e robot collaborativi.
Nella manifattura meccanica, elettronica, metallurgia e tessile, l’adozione di manutenzione predittiva e controllo qualità automatizzato aumenta la domanda di operai specializzati e tecnici in grado di usare software, sensori e robot collaborativi.
Di conseguenza, profili come meccanici e manutentori sono ancora più critici: non solo perché richiesti, ma perché difficili da reperire.
Nei servizi (commercio, turismo, servizi alla persona) l’AI entra in attività come pricing dinamico, gestione flussi e prenotazioni, customer care di primo livello. Questo riduce il peso delle mansioni ripetitive di sportello e call center, mentre porta a cresce il valore delle competenze relazionali, linguistiche e digitali per ruoli di front-office “ibridi” uomo-macchina.
Anche nei servizi finanziari, assicurativi e ICT l’AI viene utilizzata per analisi dati, scoring, compliance e automazione documentale: si sposta quindi la richiesta verso data analyst, sviluppatori, specialisti di sicurezza e consulenti capaci di interpretare output algoritmici.
In agricoltura e costruzioni l’introduzione di sensoristica, droni, software di cantiere e macchinari intelligenti alza l’asticella delle competenze richieste anche per operai e conduttori di mezzi, già oggi difficili da trovare.
Il punto di sintesi è chiaro: in Italia l’AI non elimina il fabbisogno di lavoro evidenziato, ma porta ad aumentare la complessità delle competenze dentro le figure stesse. Gli “operai specializzati 4.0”, i tecnici dei processi produttivi e i profili ingegneristici diventano il collo di bottiglia del sistema.
Cosa significa tutto questo, in concreto, per chi cerca lavoro o vuole riposizionarsi?
In un contesto globale instabile e in un mercato italiano che crea lavoro ma non trova i profili giusti, non basta più “cercare un qualsiasi posto di lavoro”. Serve posizionarsi nei settori e nei ruoli dove la domanda è reale. Questo significa puntare su competenze tecniche e digitali spendibili e saper usare le nuove tecnologie come leva di produttività.
Chi investe in formazione mirata, flessibilità e capacità di leggere i trend settoriali non solo trova più facilmente lavoro, ma tende a diventare quella risorsa “scarsa” che oggi le imprese faticano a intercettare.
Riassumendo: come funziona il lavoro in Italia nel 2026?
- Quali settori assumono di più in Italia nel 2026?
Nel breve periodo la domanda è trainata dai servizi, soprattutto turismo, commercio e servizi alla persona. Sul fronte industriale spiccano manifatturiero e costruzioni, con forte ricerca di competenze tecniche. - Quali profili sono i più ricercato dalle imprese?
Operai specializzati (meccanici, manutentori, fabbri), tecnici dei processi produttivi e profili ingegneristici risultano tra i più richiesti e con mismatch spesso oltre il 60–70%. - L’AI toglierà lavoro in Italia?
L’AI tende a trasformare le mansioni più che a eliminare la domanda di lavoro. Automatizza attività ripetitive e aumenta il valore di competenze tecniche, digitali, analitiche e relazionali. - Perché aumenta l’inattività se cala la disoccupazione?
I dati Istat mostrano che, pur con disoccupazione in calo, cresce l’inattività: un segnale di possibile scoraggiamento soprattutto tra giovani e gli under 50. - Dove ci sono più opportunità per i giovani?
I giovani intercettano opportunità rilevanti in servizi finanziari e assicurativi, ICT e commercio, oltre ai grandi volumi stagionali del turismo.

