5 parole chiave per un Colloquio di Selezione Efficace

How to succeed as a young leader

Se è pur vero che non esistono regole certe o ricette magiche per assicurarci il superamento di un Colloquio di Lavoro, ci sono delle pratiche che potranno renderci più convincenti e sicuri di noi davanti ad un recruiter.

 

di Marilù Anaclerio /

Breve manuale d’istruzioni per un colloquio efficace.

Alcune avvertenze: le cinque parole non possono esistere l’una senza l’altra. Solo la loro complementarietà permetterà il raggiungimento del risultato.

Se è vero che non esistono regole certe per un colloquio o ricette magiche per assicurarcene il superamento, questo sintetico compendio potrà renderci più convincenti e sicuri di noi davanti ad un recruiter.

 

ENERGIA.                               Determinante. Spesso sottovalutata e messa ai margini dalla convinzione che il contenuto faccia tutto. Certo, il know-how è fondamentale ed è uno degli aspetti principe sui quali veniamo valutati, ma non è sufficiente da solo. Il colloquio è, innanzitutto, relazione e si nutre di una continua tensione positiva che viene generata da uno scambio vivace e dinamico tra le parti. Non è un luogo comune affermare che la prima impressione conti molto nella valutazione espressa in un colloquio di lavoro. Il colloquio è un rapporto umano e, come tale, è sottoposto a valutazioni anche soggettive che sono proprie di ogni essere umano e che per lo più si determinano sul grado di empatia che si riesce a creare, sulla dinamicità che rende vivo e più affascinante il nostro racconto, sul grado di appeal che riuscirò a trasmettere grazie ad una narrazione appassionata e non solo compilativa. Trasmettere energia nel colloquio, farà inoltre intuire a chi abbiamo di fronte quanto potremmo essere coinvolti nello svolgimento del nostro lavoro, ancor più se saremo chiamati a coordinare un team ed ad essere, quindi, moltiplicatori di motivazione.

 

MOTIVAZIONE.           “Perché si è candidato/a alla posizione?”. “Perché ho bisogno di lavorare; ho mandato tante candidature e la vostra azienda è una delle poche che mi ha risposto”. Ecco, questa è un’ottima risposta da dare se non si vuole essere assunti! Ad oggi le aziende hanno modo di scegliere fra moltissimi CV (dato ahimè il numero di persone che hanno la necessità di ri-collocarsi sul mercato) e possono, quindi, permettersi di selezionare il profilo migliore, che è quello che ha in sé il giusto mix tra contenuto professionale-potenzialità-adattabilità a quel tipo di contesto e MOTIVAZIONE nel voler lavorare proprio lì. Quest’ultima deve essere giustificata non da un’esigenza di lavorare per sbarcare il lunario, ma come desiderio di poter operare in un contesto che piace, a cui si guarda da sempre con interesse, nel quale le proprie competenze troverebbero il giusto spazio. L’azienda cerca persone motivate, perché queste lavorano meglio, con più spinta, con maggiore coinvolgimento. La motivazione è sorella dell’energia ed entrambe sono il carburante della Ferrari (auto fantastica… alla quale non manca nulla…ma anche questa, senza benzina, non potrebbe muoversi ed andare avanti..).

 

ASCOLTO:                             Per tutta la durata del colloquio. Anche quando si pensa che il grosso sia stato dimostrato e di aver fatto centro. Tutto può cambiare in pochi istanti, laddove forniamo una risposta non appropriata o perdiamo di concentrazione, dando per scontato di aver capito cosa ci sta chiedendo il selezionatore, forti del fatto che, fino a quel momento, abbiamo creato la giusta empatia ed un buon clima relazionale. Gli ultimi momenti del colloquio sono, invece, molto determinanti per l’immagine complessiva, perché dalle considerazioni finali che facciamo, il nostro interlocutore capirà quanto abbiamo compreso del contesto, dei contenuti della posizione, di quello che serve del nostro know- how a quel tipo di realtà. Ed è proprio in questa situazione che l’ascolto si collega alla motivazione (e quindi all’energia): io candidato/a ti trasmetto tutta la motivazione, con energia, rispetto a ciò che ho compreso essere i cardini della posizione e cerco di evidenziarti con forza i miei “argomenti di vendita” che rendono il mio profilo adatto (più degli altri) alla mansione.

 

CONTENUTO:                                 Chiaramente si parte da qui. Se manca il contenuto, il know-how, le skills che ci rendono idonei al ruolo, viene quasi sicuramente meno l’interesse ad approfondire in un colloquio. Mai, però, dare per scontato che il solo CV basti. Al recruiter che ci chiede “Mi racconti il suo excursus professionale”, non possiamo rispondere che lo può leggere dal cv, oppure replicare seccati pensando che il selezionatore non abbia letto con attenzione il documento. Così come non possiamo fornire risposte laconiche o imprecise, solo perché “tanto c’è il curriculum che compensa”. Il selezionatore ci pone quella domanda, perché vuole entrare nel dettaglio di quello che è – su carta – solo un elenco di attività, cercando anche di comprendere se, chi ha scritto, abbia riportato informazioni veritiere e non ingigantite al fine di ricevere una convocazione a colloquio. Egli vuole, inoltre, chiarezza sui passaggi interaziendali, sui vari contesti che abbiamo attraversato. Tutte quelle note che per noi sembrano essere di dettaglio, ma che invece ci connotano profondamente ed evidenziano anche le nostre trasversalità, nonchè la nostra personalità professionale. In più – ed è quello che rende il colloquio molto più efficace e convincente – ciò che fa veramente la differenza nel racconto dei contenuti è la narrazione degli obiettivi raggiunti. Il risultato caratterizza un profilo e lo rende unico. E questo è fondamentale nel mare magnum delle candidature che un selezionatore si trova ad esaminare. A parità di competenze e mansioni, l’azienda sceglierà in base a quanto il candidato/a sia stato efficace nello svolgimento del suo ruolo, non solo in un’ottica di puntuale esecuzione, ma soprattutto attraverso il raggiungimento costante di obiettivi che dimostrano in concreto la sua incisività e la sua maturità professionale. Ed è per questo che è prioritario raccontare gli obiettivi nel colloquio. Perché rendono molto più concreta e veritiera la narrazione e perché ci consentono di rispondere alla domanda su “quali sono i nostri punti di forza”, non più con frasi generiche, ma con degli esempi concreti dai quali emergano le situazioni nelle quali abbiamo dimostrato di possedere queste caratteristiche. Per essere esaustivi ed efficaci nel contenuto, regola aurea è la comprensione e l’ascolto delle istanze dell’azienda, di quello che sono le sue aspettative, attraverso un eloquio energico, assertivo, motivato.

 

DISTINZIONE:                                “Perché dovremmo assumere lei?”. “Perché sono flessibile e mi adatto ad ogni circostanza ….”. NO. Assolutamente NON può essere questa la risposta! Troppo evanescente e generica. L’azienda assume professionisti che portano un contributo ed è pronta ad investire su chi ha una spendibilità e potenzialità spiccata per il ruolo specifico. Rispondere a questa domanda deve essere per noi un’opportunità, la possibilità di avere qualche minuto a disposizione per spiegare quali sono le skills immediatamente spendibili per la mansione, per evidenziare le esperienze passate che ci avvicinano al loro contesto, per raccontare che la nostra vision e le nostre attitudini ben si integrano nella loro realtà (attenzione: non basta riferire questo. Bisogna anche spiegare il perché!). Tenete a mente: la genericità vi fa perdere punti e vi rende molto meno appealing di altri candidati che hanno fatto intuire al selezionatore di aver approfondito il contesto, il ruolo e di aver fatto un lavoro di analisi (esprimendo in questo modo quindi motivazione, ascolto, desiderio, attenzione ai contenuti, energia) su se stessi in funzione della realtà nella quale potrebbero essere inseriti.

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