IL GAP AL PRESENTE

Il bollettino Excelsior di Unioncamere e Anpal parla molto chiaro: sono circa 505mila le assunzioni del mese di luglio.

Circa la metà, 204mila, sono le ricerche di personale per cui le imprese dichiarano di non reperire la giusta corrispondenza. Si tratta di circa dieci punti percentuali in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

Più sale la specializzazione della persona richiesta più risulta complicato trovare un adeguato candidato. Più, quindi, andiamo avanti nel tempo e più aumenta la distanza tra le risorse disponibili con determinate competenze e la domanda dettata dal mercato del lavoro.

Le professionalità più ricercate e meno trovate, ad esempio, sono quelle del saldatore e del fonditore, così come gli artigiani e gli operai specializzati. Si tratta di una distanza, un gap, che nasce da molto lontano, dal cosiddetto mismatch tra il mondo della scuola e quello del lavoro.

Esigenze attuali e previsioni future

È sempre più difficile per le scuole, per chi insegna, per i Presidi e per lo stesso Ministero dell’Istruzione capire quali siano le esigenze attuali delle aziende, quali sia la vision degli imprenditori. E la difficoltà è anche dovuta al fatto che quel che conta non è solo il breve termine, il bisogno attuale, bensì il lungo termine.

La scuola dovrebbe saper rispondere alla domanda: di che cosa avranno bisogno le aziende fra vent’anni? È questo, infatti, l’unico termine temporale che permette un ampio respiro all’educazione, che concede all’insegnamento quella validità che accompagna i giovani ad affacciarsi al mondo del lavoro o dare inizio a un percorso universitario che abbia un senso nel futuro, una destinazione chiara. Ma non è certo una domanda semplice, e non è nemmeno solo compito della scuola darne risposta.

Puntare sulle qualità dell’individuo

Però c’è un aspetto sul quale lavorare da subito, con una certa dose di certezza: le qualità, il talento, la propensione del singolo. Ecco che qui la nebbia del futuro decade, rischiarata dalla forza del presente. Perché se c’è qualcosa che non muta è che le aziende valgono per le persone che le guidano e le costituiscono, con le loro idee e la loro determinazione.

Bisogna puntare ora, allora, sul talento, che è il vero asset della persona, insieme ai valori che sono l’autentico bagaglio che conduce alla scoperta della versione migliore di se stessi.

E di questo il mercato avrà sempre bisogno.

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