Da manager d’azienda a Temporary Manager. Il percorso di Marco

temporary manager

di Marilù Anaclerio /

E’ da diversi anni che il Temporary Management rappresenta una valida alternativa professionale, non solo per quei manager che hanno raggiunto un’importante seniority anagrafica, ma anche per quelli che considerano questa formula di collaborazione una modalità vincente per arricchire la propria cultura manageriale, valorizzando e mettendo a disposizione le proprie competenze in progetti sfidanti e competitivi.

Come la storia di Marco Sparatore che entra nel percorso di outplacement di INTOO conseguentemente ad una riorganizzazione interna alla sua società, dopo aver maturato una pluriennale esperienza come Sales Manager di primarie aziende dei settori chimico, edilizio e del largo consumo.

All’interno del percorso, a seguito di una profonda analisi delle proprie competenze e di uno studio dell’obiettivo professionale allargato non solo alla specificità del ruolo fino a quel momento ricoperto, ma a tutte quelle possibilità esistenti che potessero ben intercettare anche le sue trasversalità e potenzialità, Marco matura la consapevolezza di voler intraprendere una strada nuova, in parte diversa. In parte, perché Marco – di fatto – continua a mettere a disposizione il proprio know-how, non più però “perimetrandolo” all’interno di un solo contesto aziendale, ma allargando il raggio d’azione e d’intervento su più livelli d’interlocuzione.

E’ così che nasce l’idea di MSCONSULTANT, società di consulenza nella quale Marco, dal 2015, svolge il ruolo – oltre che di fondatore – di responsabile dei piani di trade marketing e sales management destinati ad imprenditori che si propongono di rafforzare il proprio business.

Marco, da manager d’azienda a temporary manager. Scelta obbligata dal mercato o sogno nel cassetto?

La vita professionale di ciascuno è un percorso condizionato da avvenimenti che non sempre dipendono dalla nostra volontà e, quando si sceglie un percorso imprenditoriale come il temporary manager, ci vuole un vero e proprio spirito di iniziativa per raggiungere le proprie soddisfazioni professionali. Però, non bisogna mai pensare a tale attività come un rifugio dalle difficoltà del momento: se non si ha la giusta inclinazione converrebbe altrimenti cambiare settore, ridimensionare il ruolo e continuare a cercare un lavoro da dipendente. Io ho intrapreso l’attività di temporary manager per poter esprimere al meglio le mie capacità professionali. E, anche quando è successo di essere contattato da diverse aziende multinazionali per un rapporto di tipo subordinato, ho deciso di continuare la mia sfida imprenditoriale.

Nel 2015 hai dato vita a MSCONSULTANT. Di cosa si occupa la tua società?

MSCONSULTANT offre alle aziende PMI servizi di consulenza (temporary management) di elevata qualità e professionalità principalmente nell’area Vendite e Marketing. In particolare, possiamo intervenire, al fine di migliorare la competitività delle aziende stesse, su diversi livelli: dalla strutturazione di indagini di mercato all’implementazione delle politiche di vendita, dall’individuazione della posizione competitiva che l’azienda occupa, alla gestione della formazione dei venditori. Tengo a precisare che non sempre è possibile riscontare dei margini significativi di potenziamento: laddove non è possibile contribuire in azienda in modo reale e concreto, succede anche che si rinunci all’incarico, proprio perché i nostri servizi devono tradursi in vantaggi competitivi reali e concreti per l’azienda cliente.

Quali sono i vantaggi del temporary management?

Oltre ai benefici fiscali, ai costi chiari e determinati a priori, ecc., vorrei sottolineare la principale caratteristica del temporary manager. Nell’ambito del mio ruolo in aziende come manager, spesso ho visto consulenti d’azienda chiamati a dare indicazioni al management, ma che in realtà non conoscevano il settore, le dinamiche competitive, la storia dell’azienda e, soprattutto, le relazioni con i principali clienti. Le soluzioni proposte dai consulenti erano, quindi, espresse in funzione di conti economici, a volte di test o piuttosto di riassunti dei comitati aziendali. Un professionista della consulenza che entra in azienda con una prospettiva “a tempo” propone iniziative, coordina i collaboratori, intervista i clienti, verifica i parametri qualitativi dei servizi aziendali, fornendo report più aderenti alla realtà. Solo così si potranno realizzare le migliori soluzioni per sviluppare la competitività dell’impresa ed entrare nell’ottica del miglioramento costante.

Lo consiglieresti ad un manager in transizione di carriera?

Si, lo consiglierei se, oltre allo spirito “manageriale”, è presente anche l’indole imprenditoriale e il rischio di mettere in gioco il proprio talento, perché, a volte, non bastano le sole conoscenze ed esperienze acquisite durante la vita lavorativa. Anzi, spesso bisogna dimostrare concretamente il proprio valore e l’efficacia del proprio contributo durante un rapporto di collaborazione temporanea.

Tu hai seguito il percorso con INTOO in uscita da un’azienda. Pensi ti abbia dato un valore aggiunto nella valutazione di questa tua scelta di cambiamento?

Indubbiamente si. Ho avuto i giusti consigli e stimoli su come intraprendere ed organizzare l’attuale attività lavorativa, cominciando a ragionare come un’azienda di servizio, uscendo dalla logica industriale che invece avevo sempre avuto.

Che consigli daresti ad un manager che affronta una transizione professionale e vuole proporsi come professionista del temporary management? Come differenziarsi rispetto a tutti coloro che si propongono in quest’ ambito?

Credo che la professionalità di un temporary manager si misuri con le competenze che sono uniche per ciascun professionista. Tuttavia, non è semplice tradurle in un vero e proprio business. L’elevata motivazione e specializzazione secondo me sono i pilastri per costruire un successo imprenditoriale. Purtroppo, ancora oggi nella nostra realtà ci si affida più alle conoscenze interpersonali che alle capacità oggettive dei professionisti e la sfida è impegnativa. Ma penso che anche questo stia cambiando nelle relazioni interprofessionali della nostra società e ci sia un adeguamento verso una visione di stampo più anglosassone.

Come cambia la vita con il temporary management, in termini di work life balance? Se ne parla di solito principalmente per le donne, ma in realtà è una necessità sentita sempre più frequentemente anche dagli uomini.

Sono d’accordo. Il lavoro moderno (e mail, social, App, ecc.) ti insegue anche la notte. Però la vita privata è ancora più importante di quella professionale e deve costituire un sostegno piuttosto che un peso. Bisogna anche in questo organizzarsi…

elizabethkirk1

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