Il tempo del cambiamento. Intervista ad Alessandra Mariani

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Il Covid19 ha segnato una linea di demarcazione: chi ha atteso che l’emergenza finisse e sperato di non esserne travolto; chi si è proattivato per capire quale diverso valore aggiunto portare in un mondo del lavoro che si è ritrovato cambiato.

Per questa seconda categoria persino il tempo del lockdown non è andato sprecato, a dimostrazione che il punto di snodo risiede nella propria predisposizione e volontà, ancor prima che nelle circostanze in se stesse. Ne abbiamo parlato con Alessandra Mariani, consulente INTOO.[vc_empty_space]

In queste settimane si rincorrono dati sempre più preoccupanti sulla crescita degli inattivi (segno di una sfiducia nel mercato, ma anche in se stessi e sul proprio potenziale contributo) e su precisissime fasce di popolazione che decidono addirittura di fare un passo indietro di fronte al nuovo work-life balance. La vostra proposta si è invece orientata fin da subito in una direzione diversa…

[vc_empty_space]Non sapevamo cosa avremmo trovato e – per certi versi – non è ancora del tutto definita l’eredità del Coronavirus, ma una cosa è sempre stata certa per noi: questo tempo non andava sprecato; reinventato, riorientato certo, non “buttato”.

Il cambiamento era già in atto, ma l’emergenza ha dimostrato a 8 milioni di italiani che esso era realmente possibile ad ampio spettro. Certo abbiamo vissuto un’evoluzione repentina, figlia dell’emergenza, che ha trovato alcuni preparati e tecnologicamente attrezzati, altri più in affanno. Oggi però tutti abbiamo fatto un’esperienza e ci è rimasta una consapevolezza semplice: che un modo diverso di lavorare è realtà.[vc_empty_space]

Lei è partita da un punto preciso, lo smart networking. Cosa vuol dire lavorare per rafforzare la propria rete e i rapporti in un momento in cui le occasioni d’incontro e vicinanza sono drasticamente crollate… non è un paradosso?

[vc_empty_space]Potrebbe sembrarlo, ma – a ben guardare – persino il lockdown è stato foriero di un’occasione: l’opportunità di avere più tempo per sé. La nostra proposta è stata di utilizzare questo tempo in chiave strategica, così abbiamo ideato un ciclo molto ricco di webinar aperti a tutti gli iscritti alla piattaforma Myintoo, basandoci sul concetto della “solidarietà digitale”, per fornire elementi di confronto e stimolo su alcune delle principali tematiche del mondo del lavoro.

In particolare abbiamo puntato sull’attività di networking e l’utilizzo dei social (sensibilmente cresciuto durante la permanenza obbligata a casa) per potenziare quella rete di rapporti che fa la differenza in un percorso di evoluzione professionale.

E’un’attività possibile anche “dal divano di casa”, appunto grazie ai social network professionali o alle molteplici piattaforme di meeting che sono state la scoperta di questo periodo.

Perché la chiave della costruzione della rete è una: dare per ricevere, esserci prima di aspettarsi qualcosa dall’altro, accendere l’interesse altrui per fare in modo che ci stimi e si ricordi di noi.

La centralità dei rapporti si è affermata come non mai, chi ha operato in SW l’ha potuto ben sperimentare sulla propria pelle: è cambiato il rapporto capo – collaboratore, la persona si è trovata più al centro perché il lavoro da remoto per obiettivi mette l’accento sulle proprie capacità hard e soft, senza tralasciare nulla di sé.

Lato “capo”, la capacità di essere un autentico leader si è dimostrata in tutta la sua potenza, per far sentire tutti ingaggiati, ognuno da casa sua a lavorare per perseguire i propri obiettivi in autonomia, ma ciascuno parte della medesima organizzazione.[vc_empty_space]

In un momento come questo, però, il mainstream si concentra su settori in crisi drammatica, su licenziamenti forzosamente congelati per non aggravare una situazione già compromessa, sulle casse integrazioni reiteratamente rinnovate per scongiurare il collasso sociale… Ha senso, adesso come adesso, sperare in una crescita professionale o in un nuovo e più soddisfacente posto di lavoro? Non è una chimera?

[vc_empty_space]Dipende da come si lavora su di sé; prima di tutto è necessario partire dalla convinzione che il cambiamento si attua in diverse direzioni: se alcuni settori sono in difficoltà, altri si sono dimostrati nevralgici (dall’ICT alla logistica, dalle settore pharma alla cyber security e così via).

La posizione giusta nella quale porsi è quella di un bilancio autentico delle proprie competenze verticali e trasversali con l’obiettivo di comprendere quale può essere il valore aggiunto da portare in questo nuovo mondo del lavoro.

È un percorso complesso e delicato, che non può essere affidato al caso – pena una gran perdita di tempo e il successivo scoraggiamento – ma affiancato da career coach. A dimostrazione di quanto affermo c’è l’attività degli head hunter e degli HR che non si è mai fermata, ha scoperto nuovi strumenti (video interview su Skype o Zoom, colloqui addirittura con Whatsapp) ma è andata avanti: a fronte dei tanti posti di lavoro persi, diversi se ne sono creati.

È una questione di mindset, di sapersi mettere in discussione, di dimostrare flessibilità, ad esempio nell’investire su quel virtuale che è sempre sembrato “la serie B”, mentre oggi un colloquio da remoto vale tanto quanto un incontro de visu e come tale va curato, anzi forse con una maggior attenzione alla presentazione personale con modalità adatte (studiando un elevator pitch efficace e snello, ad esempio) e concentrandosi a fondo su tutti gli aspetti senza trascurare il setting corretto.

Il concetto fondamentale è non subire il cambiamento del mercato, ma curare la propria employability analizzando le competenze richieste e cercando di integrarle al nostro profilo, ridisegnandolo in sintonia con tale evoluzione globale.[vc_empty_space]

Qual è il segreto per essere vincenti in circostanze come questa?

[vc_empty_space]Far vedere che in una situazione eccezionale abbiamo saputo tirar fuori il meglio. Parlavamo prima del colloquio… quanto è importante in questa fase differenziarsi da altri candidati con profili simili?

Ecco, potremmo far emergere i risultati ottenuti durante i momenti più critici dell’emergenza, il management di progetti complessi da remoto e la gestione delle persone; sono tutti elementi che aiuteranno a delineare una forte caratterizzazione personale, non solo le nostre competenze ma il “come” le abbiamo agite. Un racconto di noi da proporre non a pioggia, con una valanga di curricula inviati su canali multipli, ma su un network analizzato e mappato per bene, clusterizzato in ottica strategica perché l’85% delle opportunità di lavoro in Italia nascono appunto da lì. Per questo, e torno al punto, insisto sull’attività di networking, che non vuol dire chiedere un “posto di lavoro”, ma offrire a un target definito spunti e idee sui quali concentrarsi insieme con una gestione alta e pianificata della propria presenza e visibilità, anche sulla rete.

È un lavoro, necessita di tempo ed energie (a partire dalla strutturazione accorta di un piano redazionale e dalla costanza del proprio impegno di produzione di contenuti e di monitoraggio degli stessi), ma ne vale certamente la pena perché una nuova opportunità può sgorgare anche quale conseguenza, indiretta ma concreta, di tale attività che ci ha permesso, con costanza e con approccio strategico, di mantenere alta la nostra visibilità nel mercato del lavoro.[vc_empty_space][vc_btn title=”Desideri maggiori consigli? Registrati gratis e incontra un Career Coach esperto!” color=”green” align=”center” link=”url:https%3A%2F%2Fwww.intoo.com%2Fit%2Fper-le-persone%2Fcareer-coaching%2F|title:Career%20coaching|target:_blank”][/vc_column][/vc_row]

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